Bologna, 2 ottobre 2026. Quando Brian e Michael D'Addario salgono sul palco del Locomotiv, la prima sensazione è di trovarsi davanti a due fantasmi usciti da una copertina di Pet Sounds. Meno di sessant'anni in due, una discografia già corposa alle spalle e un'attitudine così spudoratamente «vecchia» da risultare, paradossalmente, l'unica vera novità in circolazione.
Il pubblico — sold out da settimane — non è venuto per una lezione di storia. È qui per sentire come due newyorchesi cresciuti a pane, Beatles e Beach Boys riescano a far suonare il pop barocco del '66 come se fosse uscito stamattina da uno studio di Brooklyn. Look for Your Mind!, l'ultimo nato, non è un esercizio di stile: è un campionario di armonizzazioni vocali che attingono a piene mani da Revolver e Pet Sounds, ma con una freschezza creativa che allontana qualsiasi tentazione revivalistica.
La serata si apre con i Plastic Family, power pop italiano che funge da perfetto antipasto. Poi le luci si abbassano e i Lemon Twigs — affiancati dai fedeli Danny Ayala e Reza Matin — partono con un'ora e mezza di pop rock esplosivo e sofisticato, pescando principalmente dagli ultimi tre album. Quando Brian presenta Only A Fool (2020) lo fa con l'aria di chi mostra un reperto archeologico: «Questa è roba vecchia», scherza, ma gli occhi brillano. È la chiave di tutto: il duo guarda costantemente al passato, ma corre avanti seguendo il ritmo frenetico della contemporaneità, archiviando le esperienze meno recenti con la disinvoltura di chi ha già chiara in mente la prossima direzione.
Tra le armonie colorate di I Just Can't Get Over Losing You e l'energia di I've Got A Broken Heart, il Locomotiv diventa una macchina del tempo che non si ferma alla nostalgia. C'è spazio per l'improvvisazione, per scambi di strumenti tra i fratelli (Brian alla batteria, Michael al basso, e viceversa), per quel senso di gioco serio che solo chi conosce la tradizione a memoria può permettersi.
Due anni fa all'Estragon avevano presentato A Dream Is All We Know. Stasera, nella cornice più intima del Locomotiv, la festa a tema «Swingin' Sixties» si chiude con un bis che lascia il pubblico senza fiato. Nessun manifesto, nessuna dichiarazione d'intenti. Solo due fratelli che suonano come se il rock non avesse mai smesso di crescere, e il pop non avesse mai perso la sua innocenza. Il passato, qui, non è un museo: è carburante.
