Preacher's Daughter non è un album: è un'esorcizzazione. Hayden Anhedönia, in arte Ethel Cain, consegna al 2022 un'opera prima che pesa come un testamento, 75 minuti di gotico sudista dove il peccato e la salvezza si confondono in un'unica, lunga preghiera distorta.
Figlia di un pastore battista della Florida profonda, Anhedönia conosce la liturgia meglio di chiunque: la usa per smontarla. Family Tree apre con un fingerpicking nudo, voce sussurrata che racconta l'albero genealogico come maledizione genetica. American Teenager esplode poi in un dream-pop da stadio vuoto, Bruce Springsteen riletto da Grouper: "I don't need anything from anyone / It's just not my year".
Il cuore pulsante è la trilogia centrale: Thoroughfare, Gibson Girl, Ptolemaea. Quindici minuti di slowcore cinematografico dove chitarre riverberate e synth funerei accompagnano narrazioni di violenza domestica, fuga, cannibalismo metaforico. Ptolemaea soprattutto: nove minuti che partono da un pianoforte da chiesa per arrivare a un noise finale che suona come la fine del mondo, o forse l'inizio.
La produzione, curata dalla stessa Cain con Matthew Tomasi, privilegia lo spazio negativo. Silenzi che pesano più delle note. Basso che vibra nel petto come un organo a canne. La voce di Anhedönia — ora sussurro, ora urlo, ora coro di bambine — è lo strumento principale, capace di evocare tanto Nico quanto Karen Carpenter.
Culturalmente, Preacher's Daughter ha catalizzato una generazione cresciuta tra de-costruzione della purezza e riscoperta del folk horror. TikTok ne ha fatto colonna sonora di video estetici, ma l'album resiste alla banalizzazione: è troppo vasto, troppo onesto, troppo doloroso per diventare solo "vibe".
Difetti? Qualche lungaggine nella seconda metà (August Underground poteva essere tagliata), ma in un'opera che ambisce alla totalità, l'eccesso è parte del patto.
— Sara Bianchi
