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Calibro 35, quando il noir di Ellroy incontra il jazz bianco: la colonna sonora di un'intervista impossibile

Calibro 35, quando il noir di Ellroy incontra il jazz bianco: la colonna sonora di un'intervista impossibile

C’è un minuto esatto di organi che salgono come nebbia su Mulholland Drive, poi l’esplosione ritmica: sincopi di basso e batteria che mimano il suono secco dei manganelli sulla folla. Black Dahlia, traccia d’apertura di Ellroy vs. LA, non è solo un omaggio al film di De Palma – è una dichiarazione d’intenti. I Calibro 35 non musicano immagini: scolpiscono atmosfere.

L’occasione è di quelle rare: Francesco Zippel, regista che ha fatto del documentario sul cinema una forma d’arte, ha convinto James Ellroy a sedersi davanti alla macchina da presa per parlare della sua Los Angeles. Quella città che lo ha cresciuto, tradito, ossessionato, e che lui ha ricambiato costruendovi un impero letterario fatto di poliziotti corrotti, pugili spezzati, donne fatali e segreti sepolti sotto l’asfalto bollente. Il risultato è un film-intervista denso, claustrofobico, a tratti insostenibile. La colonna sonora, ottava della carriera del quartetto milanese, ne è il corrispettivo sonoro perfetto.

Rondanini, Gabrielli, Colliva, Martellotta: quattro nomi che da quindici anni hanno ridefinito il concetto di “library music” italiana, portandola dai sample hip-hop ai festival jazz internazionali. Qui però c’è qualcosa di diverso. Una dolcezza jazz, la definirebbe Ellroy stesso con quel suo lessico da hard-boiled poetico, che affiora in brani come The Big Nowhere – un dittico fumoso, acquatico, dove i fiati improvvisano su un ritmo che arriva solo alla fine, come una confessione strappata a forza di bourbon. O White Jazz, introdotto dalle spazzole sulle pelli di Rondanini, omaggio al romanzo del ’92 dove la corruzione della LAPD raggiunge vette shakespeariane.

Non mancano i classici del repertorio Calibro: groove cinematografici, citazioni morriconiane, quel suono “bianco” che è la loro firma – funk asciutto, niente orpelli, tensione pura. Ma è la capacità di stare nel silenzio, di lasciare spazio alle parole di Ellroy (la sua voce roca, i suoi sospiri, i lunghi vuoti tra una frase e l’altra) che segna un salto di maturità. La band non accompagna: interroga.

Ellroy vs. LA esce per Record Kicks in vinile, cd e digitale. Ascoltatelo con le luci spente, magari sorseggiando qualcosa di forte. Los Angeles non è mai stata così vicina, né così pericolosa.

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