C'è una lezione di storia del pop racchiusa in due minuti e cinquantacinque secondi. Espresso, il singolo che ha consacrato Sabrina Carpenter da attrice Disney a popstar globale, non è soltanto un tormentone estivo: è un esercizio di stile che cita, decostruisce e rinnova la tradizione del grande songwriting americano.
La produzione, affidata a Julian Bunetta — già al fianco di One Direction e Halsey — lavora per sottrazione. Il groove è un omaggio dichiarato al yacht rock californiano degli anni Settanta: quella chitarra funky sincopata, il basso rotondo che ricorda i Toto, la batteria elettronica che strizza l'occhio a Prince prima maniera. Ma l'arrangiamento non è mai nostalgico: ogni elemento è calibrato per la fruizione streaming, con un hook vocale — "That's that me, espresso" — progettato per l'algoritmo di TikTok senza rinunciare all'eleganza melodica.
Carpenter, classe 1999, arriva a questo appuntamento dopo un apprendistato lungo sei album in studio. Da Eyes Wide Open (2015) a emails i can't send (2022), la sua traiettoria ha seguito il percorso classico della teen star che cerca l'autorialità: prima le ballate acustiche, poi l'elettropop synth-heavy, infine una scrittura più matura, ironica, consapevole. Espresso è il punto di sintesi: la voce di Sabrina non cerca più l'acuto facile, gioca sui registri bassi, sussurra, si fa percussiva. C'è una sicurezza nuova, quella di chi non deve più dimostrare nulla.
Il testo, apparentemente leggero, nasconde una stratificazione notevole. La metafora del caffè — "I'm working late, 'cause I'm a singer / He looks at me like I'm a finger / Licking" — trasforma la dipendenza romantica in dipendenza chimica, con un'ironia che ricorda Carole King o Laura Nyro: la donna non è preda, è la sostanza che crea assuefazione. Il verso "Move it up, down, left, right, oh / Switch it up like Nintendo" è puro camp pop, un riferimento ludico che abbassa la guardia dell'ascoltatore prima di colpire con il ritornello.
L'impatto culturale è stato immediato: numero uno in UK, top five nella Billboard Hot 100, colonna sonora di milioni di reels e Shorts. Ma ridurlo a fenomeno virale sarebbe ingiusto. Espresso dimostra che il pop mainstream può ancora permettersi armonie non banali (il ponte modula in modo inaspettato), cambi di dinamica, una struttura verse-prechorus-chorus che respira. In un panorama dominato da brani scritti per i primi quindici secondi, Carpenter e il suo team hanno scommesso sulla canzone intera. E hanno vinto.
Il voto? 8.5. Manca forse quel guizzo di follia che trasforma un grande brano in un classico senza tempo, ma come single perfetto — radiofonico, streaming-friendly, criticamente rispettabile — Espresso è un manuale. Sabrina Carpenter ha smesso di essere una promessa. È una certezza.
— Marco Rota
