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Kid A a vent'anni: l'evoluzione di un capolavoro attraverso le sue riedizioni

Kid A a vent'anni: l'evoluzione di un capolavoro attraverso le sue riedizioni

Quando Kid A approdò nei negozi il 2 ottobre 2000, non fu semplicemente il quarto album dei Radiohead: fu una dichiarazione di guerra alle aspettative. La band di Oxford, reduce dal successo planetario di OK Computer, aveva appena bruciato ogni ponte con il proprio passato chitarristico per abbracciare sintetizzatori, campionamenti e strutture frammentate. Ventitré anni dopo, la parabola editoriale di quest'opera racconta molto più di una semplice strategia commerciale: documenta la trasformazione di un disco da oggetto di culto a monumento della modernità musicale.

L'edizione originale e il vuoto successivo

La prima stampa del 2000 — CD in jewel case standard, doppio vinile con artwork di Stanley Donwood e Tchock — presentava undici tracce per 49 minuti e 56 secondi di disorientamento programmato. Nessun singolo estratto, nessun video promozionale convenzionale, una campagna marketing che oggi definiremmo "anti-marketing". Per quasi un decennio, questa fu l'unica versione disponibile, fatta eccezione per le edizioni giapponesi con bonus track ("Kinetic", "Cuttooth") e il DVD Kid A Blips del 2001, raccolta dei cortometraggi animati che accompagnarono l'era.

Il primo remaster: il 2009 e la "Collector's Edition"

Bisogna attendere il 2009 per il primo intervento sostanziale. La EMI pubblica la Collector's Edition in doppio CD: il disco originale rimasterizzato (lavoro supervisionato dalla band presso gli Abbey Road Studios) e un secondo disco intitolato Kid A: The B-Sides, che raccoglie i lati B dell'epoca — tra cui "The Amazing Sounds of Orgy", "Kinetic" e "Cuttooth" — più una versione live di "True Love Waits" registrata a Oxford nel 2001. Il vinile viene riproposto in doppio LP 180 grammi con artwork restaurato. Il suono guadagna dinamica e definizione, ma la scelta di non includere materiale inedito vero e proprio lascia perplessi i completisti.

Kid A Mnesia: l'apoteosi del 2021

Il vero punto di svolta arriva nel novembre 2021 con Kid A Mnesia, cofanetto triplo (3 CD / 3 LP / digitale) che celebra il ventennale fondendo le sessioni di Kid A e Amnesiac (2001) in un'unica narrazione. La struttura è rivelatrice: Kid A rimasterizzato nuovamente (stavolta da Bob Ludwig), Amnesiac allo stesso trattamento, e un terzo disco — Kid Amnesiae — contenente 13 tracce tra outtake, versioni alternative, demo e il brano inedito "If You Say the Word" e "Follow Me Around". Il libretto di 48 pagine include schizzi di Donwood, note di Yorke e annotazioni di Nigel Godrich. Il vinile replica l'artwork originale con buste interne illustrate e un poster pieghevole.

La differenza sonora rispetto al 2009 è sottile ma percepibile: maggior respiro nei bassi, alta frequenza meno compressa, una resa che premia l'ascolto in cuffia — il modo in cui quest'album fu pensato per essere fruito. Ma il valore storico risiede nel terzo disco: ascoltare "Morning Bell/Amnesiac" nuda al piano, o "Like Spinning Plates" nella sua versione "reverse" originale, riscrive la genealogia creativa del periodo.

Impatto culturale e eredità

Ogni riedizione ha coinciso con una ricollocazione critica dell'album. Nel 2000 fu "difficile"; nel 2009 "profetico"; nel 2021 "fondativo". Kid A ha anticipato il collasso dei generi, l'estetica del glitch, l'ansia algoritmica. Le sue riedizioni non sono mere operazioni nostalgiche: sono atti di contestualizzazione storica. Il box set 2021, in particolare, ha permesso a una generazione nata dopo il 2000 di afferrare la portata di un lavoro che ha reso l'elettronica "colta" e il rock "sperimentale" non più ossimori.

Oggi, mentre le piattaforme streaming offrono versioni "deluxe" algoritmiche assemblate automaticamente, il percorso fisico di Kid A — dal jewel case al cofanetto da collezione — rimane un caso di scuola su come trattare un classico moderno: con rispetto filologico, generosità archivistica e la consapevolezza che certi album non invecchiano, si stratificano.


Voto: 9.5/10 — Non per la musica (che meriterebbe un 10 pieno), ma per la coerenza editoriale che ha saputo trasformare ogni riedizione in un capitolo necessario della comprensione dell'opera.

Articolo a cura di Marco Rota

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