C'è sempre spazio per i colpi di scena quando i Pearl Jam salgono sul palco, ma la prima serata dell'Ohana Festival ha regalato ai fan un'ulteriore sorpresa. A sedere dietro la batteria della band di Seattle non c'era infatti il solito volto noto, bensì una vera e propria colonna del drumming mondiale: Abe Laboriel Jr.
Presentato da uno spumeggiante Eddie Vedder semplicemente come un amico arrivato per «dare una mano stasera», Laboriel ha preso in mano le bacchette trasformando la performance in uno show ad altissimo tasso di energia. Dagli attacchi graffianti di Corduroy e Hail, Hail fino alle sonorità più recenti estratte dall'ultimo album Dark Matter, il batterista ha mostrato una sintonia naturale con il gruppo, dimostrando ancora una volta la sua versatilità fuori dal comune.
Non è un caso che Vedder abbia pensato a lui: i due avevano già stretto un forte legame artistico nel 2022 durante la lavorazione di Earthling, l'ultimo progetto solista del cantante. Figlio del celebre bassista Abraham Laboriel, Abe Jr. vanta un curriculum che parla da solo: da oltre un ventennio è il motore ritmico della band di Paul McCartney, oltre ad aver collaborato con leggende del calibro di Sting, Eric Clapton e Steve Winwood.
Nonostante non ci siano indicazioni sul fatto che la presenza di Laboriel sia destinata a diventare una costante per la band, la sua prova all'Ohana Festival ha dato nuova linfa a una scaletta magistrale. Tra le perle della serata spiccano gli omaggi storici e le consuete citazioni fulminee inserite nei brani: dall'estratto di Cinnamon Girl di Neil Young all'interno di I Got Id, fino alle scatenate cover di Pretty Green dei The Jam, Sonic Reducer dei Dead Boys e l'immancabile e catartica chiusura affidata a Baba O'Riley dei The Who.
Con questo show memorabile, la formazione dimostra ancora una volta che la dimensione dal vivo resta il suo habitat naturale, capace di rigenerarsi e sorprendere anche dopo decenni di carriera. Resta ora l'attesa per il secondo set previsto nel weekend, per capire se la magia con Laboriel si ripeterà ancora.
di Laura Verdi
