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Confessioni di una ex lettrice snob: perché il pop (anche nei libri) ci salva la vita

Confessioni di una ex lettrice snob: perché il pop (anche nei libri) ci salva la vita

C'è stato un tempo in cui esibire in metropolitana un romanzo sperimentale da quattrocento pagine stampato da una nicchia editoriale invisibile era lo status symbol definitivo. Guardavamo di traverso chiunque stringesse tra le mani l'ultimo bestseller da classifica, bollandolo come "commerciale". Una rigidità intellettuale del tutto simile a quella dei puristi della musica che rifiutano il pop da classifica per rifugiarsi esclusivamente in introvabili vinili jazz o techno d'avanguardia.

Poi, fortunatamente, si cresce. E si scopre che la narrativa bestseller non è un peccato capitale, ma un'arte del racconto che possiede lo stesso ritmo travolgente di un singolo perfettamente prodotto. Liberarsi dallo snobismo letterario significa riappropriarsi del puro piacere dell'intrattenimento. Dopotutto, cosa c'è di male nel farsi catturare da un intreccio serrato, da una saga travolgente o da un thriller da divorare in un solo weekend?

Questo cambio di prospettiva interessa da vicino anche chi vive di pane e musica. I bestseller contemporanei hanno infatti stabilito un legame simbiotico con le colonne sonore e la cultura pop. Pensiamo a casi editoriali come Daisy Jones & The Six, che ha riportato in cima alle playlist streaming il rock anni '70, o agli adattamenti dei romanzi di Sally Rooney, diventati vetrine di culto per la musica indie pop (da Phoebe Bridgers a Olivia Rodrigo). Leggere un libro da classifica oggi significa spesso immergersi in un universo transmediale in cui la musica guida la narrazione, amplified dai trend di BookTok dove brani di Lana Del Rey o Taylor Swift fanno da colonna sonora alle recensioni dei lettori.

In fondo, un grande bestseller funziona esattamente come un brano alla posizione numero uno della Billboard Hot 100: ha un gancio irresistibile, un ritmo impeccabile e la capacità di far sintonizzare milioni di persone sulla stessa frequenza emotiva. Smettere di fare i sofisticati a tutti i costi è il primo passo per godersi la cultura a 360 gradi, senza sensi di colpa e con gli auricolari sempre pronti.

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