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Quando l'arte incontra la musica: "Manifesta" racconta la provincia tra manifesti e colonne sonore

Quando l'arte incontra la musica: "Manifesta" racconta la provincia tra manifesti e colonne sonore

C'è un filo invisibile che lega un manifesto sbiadito degli anni Settanta a una copertina di vinile che ha fatto la storia. Lo scopri camminando tra le sale di "Manifesta, opere d'arte e manifesti della Provincia", la mostra appena inaugurata che trasforma l'archivio visivo del territorio in una partitura da leggere con gli occhi — e ascoltare con l'immaginazione.

Non è la solita rassegna di locandine d'epoca. Curata con occhio da DJ che seleziona tracce rare, l'esposizione accosta manifesti di feste popolari, rassegne jazz in piazza, tournee di compagnie teatrali che portavano la musica nei teatri di provincia. Accanto a un bozzetto originale per il festival folk di Bobbio del '78, trovi la copertina disegnata da un artista locale per l'album d'esordio di una band che poi non ha sfondato — ma quel tratto grafico racconta un'epoca meglio di mille interviste.

Il colpo da maestro? Una sezione intera dedicata ai manifesti-sonori: locandine che includevano spartiti minimali, codici QR ante litteram (numeri di telefono per prenotare il disco), persino indicazioni per il dress code: "Si balla a piedi nudi". C'è il poster del concerto di Area al Palasport di Parma nel '76, con quel lettering psichedelico che sembra vibrare ancora delle note di "Luglio, agosto, settembre (nero)". E quello — inedito — per la data zero di Vasco a Zocca, stampato in cinquanta copie e affisso solo nei bar della zona.

"La provincia non è periferia della cultura, è il suo laboratorio", scrive in catalogo il curatore. E la musica lo dimostra: qui i grafici erano anche fonici, i pittori facevano le luci, i musicisti disegnavano le loro copertine. Manifesta restituisce questa promiscuità creativa senza nostalgie da amarcord, ma come archivio attivo: ogni manifesto è un invito a ricostruire la colonna sonora di quella sera, di quella piazza, di quella generazione.

La mostra resta aperta fino a gennaio. Portatevi le cuffie: la vera esposizione inizia quando chiudete gli occhi.

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