C'è una nebbia fitta, quasi tangibile, che avvolge le dieci tracce di Provinciali, il secondo album in studio di 22simba in uscita il 10 settembre per l'etichetta indipendente La Tempesta. Non è la nebbia metaforica dell'incertezza generazionale, ma quella concreta della bassa padana, dei cavalcavia dell'A1 all'alba, dei bar che non chiudono mai del tutto. Simone Eleuteri - questo il nome all'anagrafe - ha smesso di guardare la provincia dallo specchietto retrovisore per farne il centro del mondo.
Musicalmente, il disco segna una svolta rispetto all'esordio Periferie (2023). Le chitarre jangle che aprono "Via Emilia" richiamano gli Smiths nella loro fase più crepuscolare, mentre la sezione ritmica - basso pulsante, batteria essenziale - ricorda l'economia espressiva dei primi Strokes. Ma è nell'arrangiamento di "Circonvallazione", con quel violino che entra al secondo minuto come un ricordo che riaffiora, che 22simba trova la sua voce più autentica: un indie italiano che non scimmiotta l'estero ma ne assimila il lessico per raccontare storie irriducibilmente locali.
I testi, da sempre il punto di forza del progetto, qui raggiungono una densità narrativa notevole. "Esselunga di notte" trasforma un supermercato deserto in cattedrale laica della solitudine contemporanea, mentre "Ex compagni di classe" evita la trappola della nostalgia facile per diventare un'indagine spietata sulle divergenze di classe che il tempo amplifica. C'è una lettera di Pasolini a sua madre, in controluce, nella maniera in cui Eleuteri nomina le cose senza giudicarle: i capannoni, i centri commerciali, le rotonde infinite.
Il contesto culturale è cruciale. Provinciali arriva in un momento in cui l'indie italiano - da Calcutta a Frah Quintale - ha sdoganato l'estetica della periferia, rischiando però di trasformarla in posa stilistica. 22simba evita la trappola perché non romanticizza: la sua provincia è fatta di turni di notte, mutui trentennali, padri che non sanno dire "ti voglio bene" se non offrendo una birra. È il suono di una generazione che ha smesso di scappare verso Milano o Bologna per raccontare, con lucidità disincantata, cosa significa restare.
La produzione di Matteo Cantaluppi (già al lavoro con Thegiornalisti e Ex-Otago) asciuga ogni eccesso, lasciando spazio ai silenzi tra una strofa e l'altra. È in quelle pause che l'album respira, che l'ascoltatore si riconosce. Non ci sono hit radiofoniche immediate - forse "Autogrill" per il suo ritornello che si pianta in testa - ma una coerenza d'insieme rara nelle uscite odierne.
Provinciali non è un album perfetto: la seconda parte cala leggermente d'intensità, e "Ritorno" chiude con un finale aperto che rischia di sembrare incompiuto. Ma è proprio in quelle imperfezioni che risiede la sua verità. 22simba ha consegnato un disco che non chiede like, ma attenzione. E la merita tutta.
