C'è un momento preciso in cui la musica napoletana smette di guardare al passato per iniziare a scrivere il proprio futuro. Quel momento ha un nome: Bidonville / Rece, l'EP con cui i 24 Grana di Francesco Di Bella nel 1996 piantano la bandiera di una nuova identità sonora, ibrida e fiera.
Quattro tracce, poco più di venti minuti, bastano a delineare una mappa sonora che parte dai vicoli di Forcella e arriva dritta ai soundsystem di Bristol. "Lu cardillo" apre le danze con un riff di chitarra che sa di spaghetti western mediterraneo, mentre la voce di Di Bella scivola nel napoletano più autentico, quello che non chiede permesso. Il dub incontra la tarantella, il basso pulsa come un cuore in fuga, e il testo — "Chi nasce 'nterra 'e fuoco / nun po' morì 'nterra 'e ghiaccio" — è già manifesto poetico.
"Tarantolata" accelera il battito: percussioni frenetiche, chitarre che tagliano l'aria, un ritmo che costringe al movimento. È la tarantella del nuovo millennio, liberata dalle pastoie folkloristiche per diventare trance urbana. La title track "Bidonville" rallenta, si fa cupa, atmosferica: basso profondo, echi dub, la città che respira di notte tra case popolari e sogni infratti. "Rece" chiude il cerchio con una ballata acustica spoglia, essenziale, dove la voce nuda di Di Bella racconta storie di ordinaria resistenza.
Il contesto è fondamentale: siamo nel 1996, Napoli è ancora ferita dal terremoto dell'80, dalla camorra, dall'abbandono istituzionale. I 24 Grana — Di Bella, Giuseppe Fontanella, Antonio Di Martino — non scelgono la via della denuncia urlata. Scelgono la lingua, il dialetto come arma politica, la contaminazione come metodo. Ascoltavano Massive Attack e Almamegretta, King Tubby e Roberto Murolo. Ne è uscito un suono che non somigliava a nient'altro.
Oggi, riascoltare Bidonville / Rece significa toccare con mano quanto fosse avanti quel progetto. La produzione, curata dalla band stessa con Paolo Iafelice, regge il tempo: asciutta, sporca quanto basta, mai compiacente. I limiti? La brevità, forse: quattro brani lasciano la voglia di un album intero che arriverà l'anno dopo con Loop. Ma come biglietto da visita, è perfetto.
Voto: 8.5/10
— Alex Conti
