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Al lavoro nei campi della bomba EP

Al lavoro nei campi della bomba EP

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0 Genere: Metal Etichetta: Roadrunner Data di rilascio: 2026 In un EP a sorpresa, i Deafheaven trovano l'attacco feroce e il dramma grandioso del black metal sinfonico perfettamente adatti ai loro scopi.

Salva storia Salva questa storia Salva storia Salva questa storia Posso interessarti del black metal puro e non tagliato.

At Work in the Fields of the Bomb, il nuovo EP che i Deafheaven hanno pubblicato a sorpresa la scorsa settimana, ci accoglie con un'imponente piattaforma di ghiaccio di blastbeat, un tremolo atmosferico e, con una mossa senza precedenti per i Deafheaven, sintetizzatori corali appollaiati coraggiosamente in alto nel mix.

Se non fosse per quest'ultimo elemento, i secondi di apertura di "Hunter" suonerebbero a casa in qualsiasi album dei Deafheaven oltre all'eccezione shoegaze-by-numbers del 2021, Infinite Granite.

Quei sintetizzatori gotici e imperiosi, tuttavia, sono tanto estranei alla tavolozza esistente della band quanto fondamentali per un'era e un sottoinsieme specifici del black metal.

Che si tratti di un astuto omaggio o di una sincera scelta artistica, questo nuovo accessorio completa l’offerta più oscura della band fino ad oggi, preservando il loro impegno verso audaci schizzi melodici e consentendo alle chitarre e al basso di fornire il ritmo ritmico richiesto da questo materiale più pesante.

In passato, i Deafheaven hanno giurato fedeltà ai loro rumorosi antenati lo-fi californiani Weakling e Leviathan, così come alle lunatiche band europee degli anni 2000 che hanno reinventato il black metal come veicolo del cuore piuttosto che dell'odio, come Alcest e ColdWorld, che si sono tutte allontanate abbastanza dalle radici del genere da guadagnarsi la derisione dei tradizionalisti.

At Work in the Fields of the Bomb ha una lucentezza corposa che lo separa dal più vero black metal norvegese (o, in gergo, "trvest") dei primi anni '90, ma suona moltissimo simile a quello che seguì direttamente quelle registrazioni adolescenziali scarsamente illuminate e mitizzate.

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0 In tre tracce: due tentacoli separati da Sunbather del debutto hanno dato loro il merito.

Sono stati i loro significanti indie rock a renderli "frodi" all'interno dei circoli metal dogmatici, ma col senno di poi, la loro principale barriera d'ingresso alla legittimità del black metal era la mancanza delle rapide capacità necessarie per strappare la complessità al ritmo vertiginoso del genere.

Ora, dopo anni di tour ostinati, danno il meglio di sé quando danno priorità a imprese di coordinamento ben oliato.

Per quanto impressionante sia "Hunter", "Sorry Laid the Hearth" lo trascende combinando la ritrovata spietata efficienza della band e le innate tendenze widescreen.

IO La sua durata offre spazio per un'introduzione inquietante, un assolo di chitarra indulgente, una pausa pensosa a metà canzone e una coda cacofonicamente doom, e mantiene il suo stato d'animo cavernoso e malevolo per tutto il tempo.

I Deafheaven hanno rotto gli schemi introducendo una luce accecante negli angoli più oscuri della musica rock, ma dopo ondate di imitatori, l’unica sovversione rimasta è quella di cancellare il sole.

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