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Un elicottero di carta per scappare dalla propria rigidità: il nuovo singolo dell'artista cremonese è un pop che si sfilaccia in cori eterei e in una richiesta

Un elicottero di carta per scappare dalla propria rigidità: il nuovo singolo dell'artista cremonese è un pop che si sfilaccia in cori eterei e in una richiesta

"Solamente tu" si apre con una dichiarazione di scomodità, non con una promessa. Amanda Roberts non sta parlando d'amore, sta prima di tutto parlando di sé: "So che le cose che penso le dico davvero / Odio la gente che si veste solo di nero / Che scelgono qual è la cosa migliore per me / Io non ascolto nessuno, nessuno, nessuno". È un ritratto di resistenza, quello di chi ha "trascinato il corpo di peso" e ha "detto no quando doveva" — e che rivendica quel no come una conquista, non come un carattere.

Il centro del brano è esattamente lì: il riconoscimento di un limite. Nelle strofe la Roberts racconta un approccio alla vita che non è stato del tutto positivo e ottimista, e lo fa senza assolverlo: "Ero inconsapevole / Così senza regole / Mi confondo quando ho troppe alternative / Faccio scegliere allo stomaco che cosa dire". L'indecisione non è poetica, è un difetto di fabbricazione, e il pezzo non prova a nasconderlo.

Poi arriva il ritornello, che è di una semplicità quasi disarmante e per questo funziona: "Voglio che mi baci tu / Solamente tu, solamente tu, solamente". Dopo tanta autodiagnosi, l'unica cosa che resta da chiedere è una presenza. La seconda strofa allarga il quadro con un immaginario minuto e concreto — un elicottero di carta, un paracadute in tasca, "non ho tanti amici, ho una vecchia bici" — e con una delle immagini migliori del brano, "Ho dato nomi alle nuvole quindi mi salverei". È un modo di dire che la salvezza sta nella fantasia e nella velocità: "Se vado veloce i pensieri si staccano e ritorno a vedere".

Sul piano sonoro la base è prettamente pop, ma la parte interessante è altrove: nella seconda metà il brano si apre a una sperimentazione fatta di cori e doppie voci che lo rendono quasi etereo, e che spostano il pezzo dallo sfogo al trasognamento. Anche il finale, con la filastrocca di "la la la", scambia la confessione per una nenia. Amanda Roberts firma testo e musica insieme a Edwyn Roberts, che ne è anche il produttore; il video è di Arianna Roberts. L'uscita è autoprodotta (© e ℗ Amanda Roberts), distribuita da DistroKid, ed è la conferma di un percorso indipendente che dopo l'EP "Noelia" (2025) e singoli come "A volte niente", "Jane" e "Fuori dal Blu" non ha ancora venticinque anni e nessuna voglia di farsi spiegare cosa sia meglio per lei.

Voto: 7

Un brano che ha il coraggio di mettere il proprio difetto in prima strofa e di non risolverlo nel ritornello: chiede, non promette. La scrittura è asciutta, l'arrangiamento cresce dove serve e i cori finali evitano l'effetto cartolina. Qualche verso resta più illustrativo che necessario, e la struttura strofa-ritornello non viene mai messa davvero in discussione, ma è un passo avanti netto nella costruzione di un'identità sonora personale. Da seguire, come scrivevamo, con attenzione.

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