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Andy Ingamells - Vanity Project: il sapore concettuale della classica contemporanea

Andy Ingamells - Vanity Project: il sapore concettuale della classica contemporanea

Con Vanity Project, pubblicato nel 2026, Andy Ingamells firma un lavoro che si colloca con decisione nell'alveo della musica classica contemporanea di matrice concettuale. L'autore prosegue un percorso incentrato sulla smilitarizzazione del gesto esecutivo tradizionale, trasformando l'atto compositivo in oggetto sonoro e la performance in materiale acustico. L'album non cerca la rotondità melodica del repertorio tardo-romantico, né la levigatezza del neoclassicismo da playlist: lavora piuttosto sul contrasto timbrico, sul silenzio strutturale e sull'ironia decontestualizzante tipica del movimento Fluxus o delle sperimentazioni di Jennifer Walshe.

Dal punto di vista della produzione, il disco si distingue per un missaggio estremamente arioso e privo di compressioni dinamiche invasive. La ripresa microfonica predilige la naturalezza ambientale rispetto alla saturazione di segnale, lasciando emergere i micro-dettagli della materia sonora: lo sfregamento degli strumenti, il respiro degli esecutori e i rumori d'ambiente integrati nella partitura.

La traccia centrale del disco, Composing Music for 11 Minutes Dressed in 18th Century Costume, è un esercizio di tensione temporale e timbrica. Qui la composizione si sviluppa attorno a lunghi sbalzi dinamici: attacchi improvvisi di archi fuori registro si alternano a pause prolungate, in cui l'unico elemento ritmico è dato dai suoni concreti e dal fruscio dei tessuti catturati dai microfoni panoramici. La struttura evita programmaticamente qualsiasi centro tonale, puntando su microtonalità e cluster che saturano il campo stereofonico in modo chirurgico.

Di natura nettamente diversa è Beethoven and the Girl Chewing Gum, brano in cui Ingamells gioca sulla contrapposizione polifonica. Su una cellula armonica frammentata di derivazione classica si innesta un pattern ritmico asimmetrico basato su campionamenti acustici e rumori masticatori ad alta frequenza. L'interazione tra l'austerità del pianoforte prepotentemente stoppato e la ciclicità sorda del rumore di fondo crea una frizione armonica che destabilizza l'ascolto, evidenziando una scrittura meticolosa, per quanto deliberatamente irritante.

Con After Oliveros, il registro si sposta su una dimensione decisamente più meditativa e legata alla scuola del Deep Listening. Il brano si fonda su risonanze prolungate e drone acustici che sfruttano il riverbero naturale della sala d'incisione. I timbri dei fiati si sovrappongono in sovrattoni complessi, creando una tessitura armonica cangiante che si dissolve molto lentamente, mettendo a dura prova il controllo dell'emissione da parte dei musicisti.

La scaletta mantiene una buona coerenza interna, pur alternando bozzetti concettuali a brani d'ampio respiro acustico. Tuttavia, la natura stessa del progetto rischia a tratti di far scivolare l'opera nell'autocompiacimento: l'intellettualismo della scrittura tende talvolta a soffocare lo spessore strettamente musicale, lasciando l'impressione che l'idea superi la resa all'ascolto puro.

Vanity Project è un disco severo, indirizzato quasi esclusivamente agli amanti della musica d'avanguardia e della ricerca sonora non convenzionale. Farà la felicità degli estimatori del teatro musicale contemporaneo, mentre risulterà del tutto indigesto a chi cerca nella musica classica strutture armoniche consolidate e linee melodiche tradizionali.

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