Iscriviti a OndaPop entra in classifica

Articolo

Anyx - Starlink: quando le stelle in orbita raccontano la fine dell'innocenza

Anyx - Starlink: quando le stelle in orbita raccontano la fine dell'innocenza

C'è un equivoco luminoso all'origine di Starlink, il debutto solista di Anna Lucia Nissen in arte Anyx: alziamo gli occhi al cielo credendo di incontrare l'eternità, e troviamo invece l'ennesima proiezione del potere umano. Satelliti che brillano come costellazioni artificiali, una rete che avvolge il pianeta promettendo connessione e consegnando sorveglianza. Da questa frattura — tra la promessa di luce e la realtà del controllo — nasce un disco che cerca bellezza dentro un mondo sempre più sintetico, senza mai scambiare la speranza per ingenuità.

Chi ha seguito il percorso degli Anchoress riconoscerà la tensione drammatica che attraversava quel progetto, ma qui Nissen costruisce un universo interamente proprio. La scrittura è scarna, teatrale, inquieta: ogni brano sembra una scena illuminata da un'unica fonte di luce, con ombre che si allungano ai margini. La sua voce — grave, androgina, come provenisse da una cripta gotica o da un futuro dove il corpo è diventato memoria — non domina gli arrangiamenti: li attraversa, cambia pelle, si ritrae e riappare come una presenza impossibile da fissare.

Intorno a quel timbro camaleontico si dispiega un'orchestrazione meticolosa: chitarre abrasive, arpe, tastiere, archi, contrabbasso assemblati con precisione scultorea. La produzione lascia respirare i dettagli — ronzii, percussioni, frammenti vocali che sembrano sopravvivere sotto la superficie delle canzoni — creando una stratificazione che premia l'ascolto profondo.

Ladybird's Spine funge da manifesto: una marcia solenne che irrompe in un muro di rumore per poi incrinarsi davanti a una vulnerabilità disarmante, di quelle che fanno accapponare la pelle. Window In Your Eyes si muove come una fiaba gotica urbana tra arpeggi d'arpa e percussioni marziali. In Strange Times campane funebri e droni quasi impercettibili sospendono il tempo, mentre Spring Birds riduce la voce a sussurro, confondendola con il respiro e i richiami degli uccelli. Da quest'intimità spoglia nasce Sucker, dove un battito meccanico si trasforma lentamente in un rock cupo e scostante.

Ma Starlink non è una processione nel buio. Marian custodisce una forma di resistenza, un invito a immaginare un futuro diverso da quello imposto. È il momento in cui l'album alza lo sguardo dai satelliti e lo rivolge agli esseri umani che ancora, ostinatamente, sognano sotto di essi. Nissen non offre risposte facili — la sua arte sta tutta nel tenere aperte le domande — ma in quel varco si insinua qualcosa che somiglia alla speranza: non innocenza, ma consapevolezza. E in tempi di costellazioni artificiali, è già molto.

Vota e commenta

Un solo gesto: scegli i vinili e scrivi cosa ne pensi.

Newsletter

Iscriviti e ricevi ogni settimana le recensioni, le liste e le novita direttamente nella tua casella email.