Ci sono ritorni che sanno di testamento, e altri che suonano come una dichiarazione di vitalità ostinata. "High Noon", il dodicesimo album in studio dei Blondie in uscita il 26 febbraio 2027 su BMG, sta esattamente in quel confine sottile: nove anni di silenzio discografico — l'ultimo inedito era "Pollinator" del 2017 — e l'ombra lunga di Clem Burke, il batterista cofondatore che ha lasciato questo mondo dopo aver posato le sue bacchette su queste ultime sessioni.
Non è un dettaglio da note di copertina. Burke non era solo il motore ritmico della band: ne era la memoria vivente, l'uomo che aveva tenuto il tempo a "Heart of Glass", "Rapture", "Call Me", a ogni svolta new wave, disco, hip-hop, rock che Debbie Harry e Chris Stein hanno saputo attraversare senza mai perdere la bussola. Ascoltare "High Noon" significherà, inevitabilmente, sentire l'ultimo battito di quel cuore.
Il primo assaggio: "Spectral Eyes"
Da oggi è in streaming "Spectral Eyes", il singolo che apre le danze. Porta la firma di Johnny Marr — che ne ha scritto musica e testo e ne suona la chitarra — e suona come una lettera d'amore alla storia del gruppo: quelle chitarre che brillano come lame al neon, la voce di Harry che non ha smesso di essere insieme glaciale e sensuale, un groove che deve tutto alla lezione di Burke. Marr non è un ospite qualunque: la sua sei corde ha definito il suono degli Smiths, ma qui si mette al servizio di un'altra leggenda, con l'umiltà di chi sa di stare scrivendo su una pagina già sacra.
Una famiglia allargata
Il disco è un affresco corale. Accanto a Marr troviamo Glen Matlock (Sex Pistols, Rich Kids), Zach Condon dei Beirut con la sua tavolozza balcanico-mediterranea, Jess Wolfe e Holly Laessig dei Lucius ad arricchire gli arrangiamenti vocali. Una squadra che racconta quanto i Blondie siano, oggi più che mai, un punto di riferimento transgenerazionale: non reliquie da museo, ma bussola per chi cerca ancora nella musica pop l'ibrido, l'imprevisto, la contaminazione colta.
"Questo album è Blondie allo stato puro: una fusione di tutte le nostre diverse influenze e delle varie fasi della nostra carriera, che dà vita a qualcosa di nuovo"
Ha dichiarato Debbie Harry. Parole che suonano come un manifesto: non nostalgia, ma sintesi. La stessa operazione che nel 1978 fece di "Parallel Lines" un classico istantaneo, capace di far convivere Mike Chapman, Giorgio Moroder e la CBGB's attitude sotto lo stesso tetto.
L'eredità di Clem
Resta la domanda che ogni ascoltatore si porterà dietro: come suona un album dei Blondie senza Clem Burke dietro le pelli? La risposta arriverà tra poche settimane. Intanto, "Spectral Eyes" suggerisce che la band non ha intenzione di chiudere bottega. Chris Stein, reduce da problemi di salute che ne hanno rallentato l'attività live, è tornato in studio con la stessa curiosità di un esordiente. E Harry — 78 anni compiuti a luglio — continua a essere la frontwoman più inafferrabile del rock: icona di stile, attrice, attivista, e soprattutto voce che ha saputo attraversare cinque decenni senza mai diventare caricatura di se stessa.
"High Noon" non è solo un titolo. È l'ora in cui le ombre si accorciano e tutto si vede con chiarezza crudele. I Blondie, a quanto pare, non hanno paura di guardarsi allo specchio.
— Giulia Ferretti
