Bob Geldof entra a gamba tesa nella controversia che sta scuotendo il tour mondiale di Ed Sheeran, scaturita dall'allontanamento del rapper Macklemore in seguito alle sue esplicite posizioni pro-Palestina. Il frontman dei Boomtown Rats e storico ideatore del Live Aid è intervenuto ai microfoni del Belfast Telegraph, offrendo una riflessione lucida sul rapporto tra musica, popolarità e impegno politico.
Secondo Geldof, ogni artista deve essere libero di scegliere se trasformare la propria voce in una piattaforma di protesta o se mantenere un profilo neutrale. “Un artista ha il diritto assoluto di decidere cosa dire e quando dirlo”, ha affermato il musicista irlandese. “La fama è una moneta di scambio: dipende interamente da come si sceglie di usarla. Non ci si può aspettare che storiche band rock facciano proclami sulla Striscia di Gaza se non rientra nella loro indole, anche se sono certo che abbiano le loro opinioni”.
Se da un lato Geldof ha espresso sincera ammirazione per la scelta di Macklemore e degli altri artisti che hanno abbandonato il tour (“Ammiro enormemente chi sa dire di 'no' e rinunciare a enormi guadagni per coerenza politica”), dall'altro ha speso parole di netta difesa nei confronti di Sheeran, spostando l'asse delle responsabilità sui promoter e sul proprietario del Gillette Stadium, Robert Kraft. “Vergogna per Kraft e per gli organizzatori, non certo per Sheeran”, ha incalzato Geldof. “Non sono assolutamente affari loro ciò che un artista fa o pensa”.
Le dichiarazioni di Geldof arrivano sulla scia dell'accorato sfogo di Ed Sheeran durante la recente tappa a Filadelfia. Sul palco del Lincoln Financial Field, il popstar britannico ha ammesso di aver commesso degli errori nell'interagire con la vicenda, rivelando di aver persino dubitato del proprio futuro della musica. Pur ribadendo di non considerarsi un attivista, Sheeran si è detto preoccupato per la tendenza dei gestori delle venue a pre-approvare i contenuti degli spettacoli, definendo al contempo la crisi umanitaria a Gaza come “catastrofica, ingiustificabile e sproporzionata”.
La vicenda continua a far discutere la comunità musicale internazionale, riaccendendo il dibattito sui confini tra arte, libertà di espressione e pressioni commerciali nell'industria dei grandi eventi dal vivo.
Giulia Ferretti
