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Booba - BLANCO NEMESIS: la geometria del suono tra autotune glaciale e bassi monolitici

Booba - BLANCO NEMESIS: la geometria del suono tra autotune glaciale e bassi monolitici

A distanza di decenni dai primi lavori che hanno ridefinito il rap francofono, Booba si presenta nel 2026 con BLANCO NEMESIS (pubblicato da Tallac Records), un album di 16 tracce che non cerca la sterzata stilistica ad ogni costo, ma punta sul consolidamento e sul perfezionamento formale della sua estetica sonora. Il lavoro si inserisce nel solco del rap contemporaneo d'Oltralpe con un'impronta rigorosa, dove l'ingegneria del suono conta quanto la scrittura.

Dal punto di vista della produzione, l'album si distingue per una cura quasi maniacale nel missaggio delle basse frequenze. Il low-end è saturo ma perfettamente controllato, lasciando spazio operativo alle sub-808 senza mai soffocare lo spettro medio-alto. La voce di Booba, trattata con una pitch-correction aggressiva divenuta ormai marchio di fabbrica, viene trattata al pari di uno strumento armonico sintetico: non c'è ricerca di naturalezza timbrica, bensì l'uso di un autotune metallico e freddo che si adagia con precisione chirurgica sulla griglia ritmica.

Tra i momenti tecnicamente più riusciti dell'opera figura la title-track Nemesis. Il brano si apre su un groove scarno, dominato da hi-hats veloci e pad di sintetizzatore cupi e rarefatti. Booba adotta una scansione metrica rallentata, quasi parlata, giocando sul contrasto tra lo spazio vuoto nell'arrangiamento e la pesantezza del drop di basso. In Tout ira bien, il clima cambia solo apparentemente: nonostante l'andamento ritmico attinga a cadenze più sinuose di matrice 116 e afro-trap, il songwriting mantiene una tonalità minore e disillusa. Il ritornello è costruito su una melodia circolare, ma la produzione evita soluzioni solari, mantenendo un velo di opacità timbrica nei synth di sottofondo.

Un altro episodio chiave è Tempête, un brano caratterizzato da una dinamica interna ben calibrata. Qui il sound design si fa più aggressivo: la cassa spinge sul beat in modo percussivo e distorto, mentre nei bridge la traccia svuota gli elementi per poi riesplodere. La delivery vocale oscilla tra toni cavernosi nelle strofe e raddoppi acuti sui finali di verso, dimostrando un controllo totale dei volumi e dei respiri all'interno della struttura audio.

Il limite principale di BLANCO NEMESIS risiede nella sua stessa ostinata coerenza. Sulla distanza dei 16 brani, la palette timbrica si mantiene quasi inalterata: le strutture strofa-ritornello tendono a ricalcare schemi collaudati e la prevedibilità di alcuni arrangiamenti rischia di generare un effetto di piattezza nella seconda metà della scaletta.

Il disco troverà un riscontro sicuro negli estimatori del suono hip-hop francese più scuro e patinato, attenti alla pulizia dei missaggi e alla presenza scenica al microfono. Lascerà invece indifferenti coloro che cercano contaminazioni acustiche o una sostanziale evoluzione nel songwriting rispetto al passato dell'artista.

VOTO: 7.0/10 - Un lavoro solido e impeccabile sotto il profilo dell'ingegneria sonora e dell'interpretazione, che paga tuttavia il prezzo di un'eccessiva rigidità formale lungo la scaletta.

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