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Chiara Pastò, la jazzista che ha scelto il pop: «Non aspetto più le occasioni, le creo»ova voce del pop italiano che crede ancora nell'amore

Chiara Pastò, la jazzista che ha scelto il pop: «Non aspetto più le occasioni, le creo»ova voce del pop italiano che crede ancora nell'amore

C'è una linea sottile, quasi invisibile, che separa l'autenticità dalla fuga. Chiara Pastò, padovana di Casalserugo, su quella linea ci cammina da quando aveva tredici anni, quando ha iniziato a studiare canto, violino e pianoforte per poi abbandonare gli strumenti e dedicarsi anima e corpo alla voce. Un percorso rigoroso, quasi monastico: il liceo, poi il conservatorio "A. Pedrollo" di Vicenza, la laurea in canto jazz, un esordio discografico nel 2019 con Illegalove 2 e poi altri tre album che l'hanno portata, nel 2023, fino a Two for the Road, il suo primo progetto interamente jazzistico per l'etichetta Velut Luna.

Sarebbe stato facile, a quel punto, restare nella comfort zone degli standard. Invece no. Con I believe in love — singolo uscito sulle piattaforme digitali lo scorso 24 settembre e in rotazione radiofonica dal 9 ottobre — Pastò fa una scelta controcorrente rispetto al suo stesso curriculum: abbandona il piano e la voce, l'intimità da club, e si butta nel pop con un brano attraversato da pulsazioni dance e da una vena soul che tradisce, comunque, la sua formazione.

Il testo è una dichiarazione d'intenti che non ha paura di apparire semplice, anzi la cerca: «Io vorrei vivere come mi pare / Ma non per questo vorrei farti del male / Solo vivere libera / Almeno di sognare». È una libertà che non si costruisce contro gli altri, ma accanto a loro. Un concetto che, in un'epoca di narcisismi urlati, suona quasi rivoluzionario nella sua sobrietà.

Musicalmente il pezzo funziona: la produzione di Tiziano Mion, autore e co-compositore, e gli arrangiamenti firmati da Cristian Piccinelli con il suo staff di musicisti costruiscono una veste sonora luminosa, che corre veloce. Il ritornello, quel «I believe in love» ripetuto come un mantra, è un meccanismo efficace: nasconde, sotto una superficie ballabile, la necessità di trovare un senso in un mondo che sembra averlo perso.

Il videoclip, diretto da Elia Pellegrini da un'idea della stessa artista insieme a Tiziano Mion, gira attorno a un viaggio simbolico tra i Colli Euganei, tra acqua, luce e natura. Non è un dettaglio: c'è un sottotesto ecologico, la natura come luogo di rigenerazione, che allarga il discorso oltre la sfera privata.

I limiti? I believe in love non è un brano che riscrive le regole del pop italiano, e chi cerca la complessità armonica del Pastò jazzista resterà con un po' di nostalgia. Ma è un ponte credibile tra due mondi: la sensibilità di un'interprete colta e l'immediatezza di una canzone radiofonica. Un equilibrio che molte colleghe più celebrate non riescono a trovare.

«Non aspetto più una occasione, la creo», aveva detto a Sky TG24 nel 2024. Con questo singolo, Chiara Pastò dimostra di aver mantenuto la promessa. Resta da vedere se il pubblico del pop saprà riconoscere, dietro il ritornello orecchiabile, la sostanza di una musicista vera.

Voto: 7/10 — Un brano curato e sincero, che sa parlare al presente senza svendere la propria anima. Il primo passo di un capitolo che merita di essere seguito.

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