C'è un momento preciso in cui Chrissi smette di essere la cantautrice che ti accompagna nelle notti insonni e diventa quella che ti fa ballare mentre le lacrime scendono. Quel momento è I Hate You Don't Leave Me !, il suo album d'esordio: undici tracce che prendono il cuore spezzato e lo rigirano come un calzino, trovando in ogni piega una battuta, una verità scomoda, una melodia che non ti lascia andare.
Chi ha seguito il percorso della musicista dell'Essex — dall'EP d'esordio Back In The Day (2021) fino al singolo rivelazione Love Me In Chapters che le è valso un posto nella NME 100 — sapeva già della sua capacità di trasformare la malinconia in qualcosa di magneticamente ascoltabile. Ma qui la tavolozza si allarga: le ombre restano, però adesso convivono con la luce, l'umorismo, persino la gioia.
Pucker Up ! apre le danze con un'energia contagiosa, batteria Motown e un ritornello che si pianta in testa al primo ascolto. È l'unica vera canzone d'amore «pura» del disco, scritta prima che Chrissi scoprisse che il suo allora fidanzato nascondesse una moglie e un figlio. La rivelazione diventa il motore narrativo di tutto ciò che segue.
Su Hard Launch ! la rabbia sfocia in un groove irresistibile: «You motherfucker, waited 'til my mother loved ya / Just to turn up with a wife and a baby, crazy». La sua voce — fumosa, soul, capace di passare dal sussurro al graffio in una sillaba — rende la frase un atto catartico. Non c'è vittimismo, solo constatazione lucida e un pizzico di sana cattiveria.
La title track rallenta i battiti, abbraccia sonorità country e lascia spazio alla vulnerabilità: «'Cause I could take your clothes off for you, but she still has your heart / I know that she gets the softer you, at least I still make you hard». Una riga che vale interi capitoli di manuali sulle relazioni tossiche.
Il disco brilla per la scrittura: Paper Man ! («You better run / Big mama got her hands on a shotgun») e The Scariest Part ! con il suo finale parlato che rompe la quarta parete («Told your baby mum wouldn't wanna be ya… pain in the ass like diarr' — Chris, stop it») dimostrano un talento raro per l'autoironia che non svilisce il dolore, lo umanizza.
Produzione curata, riferimenti che vanno dai Supremes al boom-bap novantiano, arrangiamenti che respirano. I Hate You Don't Leave Me ! non è solo un ottimo album di debutto: è l'affermazione di una voce che ha già trovato la sua cifra stilistica. Chrissi non canta il cuore spezzato — lo diseziona, lo ricuce con fili dorati e ce lo restituisce più forte di prima.
