"Keep your hands away We were fine before you came" Questo verso di "Don't Make Me Walk My Own Log" dei Van Pelt, gruppo di culto della scena indipendente americana anni '90, arriva intorno alla metà del brano, appena dopo che il nervoso incastro di chitarre si quieta leggermente. Chris Leo, frontman del gruppo, lo canta con quasi un filo di voce, come se fossero parole destinate a perdersi. E invece si incollano irrimediabilmente alle orecchie, tanto che c'è chi le ha prese per battezzare il proprio gruppo. Così hanno preso il proprio nome i Fine Before You Came , portando al più classico degli effetto domino quando i Tre Allegri Ragazzi Morti decidono di ispirarsi proprio a loro in quello che sarebbe diventato uno dei brani più amati del loro repertorio, "Il mondo prima". Ora, questo cerchio tra Italia e Stati Uniti si è chiuso alla grande. Il prossimo disco dei Van Pelt , "Remain Obscure", venerdì 18 settembre (ossia domani, al momento della pubblicazione di questo articolo) esce per La Tempesta Dischi , storica etichetta gestita da Enrico Molteni dei TARM - che da vent'anni conosce Chris, dopo averlo incontrato a un suo concerto a Maniago, in provincia di Pordenone(!), nel 2005 - e per cui hanno pubblicato più o meno tutti i loro album i FBYC. "Remain Obscure" è l'allargamento di "Artisans & Merchants", precedente disco della band, con strumenti nuovi a integrarsi al compatto intreccio di chitarra, basso e batteria, mentre il titolo sembra richiamare proprio l'intera storia del gruppo, che anche a fronte di offerte importanti dalle major ha preferito non snaturarsi, fino a entrare nella leggenda. Visto il suo coinvolgimento diretto, non c'era persona migliore di Enrico che potesse intervistare Chris Leo. L'unica al massimo poteva essere Jacopo Lietti, voce dei Fine Before You Came. Per non sbagliarci, abbiamo chiesto di farlo a entrambi . Il risultato, ottimo, lo trovate qua sotto. Selfone di Chris ed Enrico Hai fatto tanti dischi nella tua vita: cosa diresti di Remain Obscure ? Cosa pensi che abbia di speciale o di diverso rispetto agli altri dischi dei Van Pelt? Ciao! Bello risentirsi. Ci sarebbero tantissime cose da dire su ciò che rende diverso questo album: musicalmente, logisticamente e dal punto di vista dei testi, è stato letteralmente ribaltato tutto. Molte canzoni sono nate da synth e tastiere suonate dal nostro batterista Neil, non sono nemmeno sicuro che durante le registrazioni ci siamo mai trovati tutti insieme nella stessa stanza, e per quanto riguarda i testi, ormai sono a metà di un secolo di vita, quindi il senso di sconfitta che mi porto dietro oggi è molto diverso dalla tracotanza con cui affrontavo il mondo da giovane. E questa è solo la punta dell’iceberg di questo disco… In alcune recensioni recenti abbiamo visto citati il Paisley Underground e perfino i R.E.M.. All&
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Com'è pubblicare un disco del tuo idolo (e poi intervistarlo)
