significa dimenticarsi di sé. È la sintesi esatta di "Crocerossina", il nuovo singolo di Chiara Osso, fuori dal 3 ottobre per Urban49 – Saint Louis Production.
Il punto di partenza è quasi clinico: la "sindrome della crocerossina", quella tendenza a salvare tutti, a farsi carico dei problemi altrui fino a sparire. Chiara Osso la trasforma in una canzone che non alza mai la voce per spiegarsi: la racconta, la lascia scivolare, la chiude in 3:17. Non è un pezzo urlato, è un pezzo che sa. E in un panorama dove tutti gridano, questa è già una posizione.
Arriva a pochi anni da un percorso coerente, costruito tra "Anche se brucia lo sfondo" (2020), "All you can eat" (2020), "Giacomo" (2022) e "Ticchettio" (2023): quattro tappe che dicono di una scrittura affilata senza scorciatoie.
Se proprio vogliamo fare i pignoli — e a noi piace farlo — l'unico "ma" riguarda la resa sonora. Il mixaggio appare a tratti timido, come se avesse paura di spingere la voce fuori dal gruppo; e la masterizzazione, di conseguenza, suona un filo chiusa, compressa in alto, con qualche ombra che toglie aria a un testo che invece respira. Nulla di grave: parliamo di sfumature. Ma "Crocerossina" meritava un impianto un pizzico più coraggioso, capace di darle lo spazio che la scrittura chiede.
Per il resto, il brano tiene. E tiene bene.
significa dimenticarsi di sé. È la sintesi esatta di "Crocerossina", il nuovo singolo di Chiara Osso, fuori dal 3 ottobre per Urban49 – Saint Louis Production.
Il punto di partenza è quasi clinico: la "sindrome della crocerossina", quella tendenza a salvare tutti, a farsi carico dei problemi altrui fino a sparire. Chiara Osso la trasforma in una canzone che non alza mai la voce per spiegarsi: la racconta, la lascia scivolare, la chiude in 3:17. Non è un pezzo urlato, è un pezzo che sa. E in un panorama dove tutti gridano, questa è già una posizione.
Arriva a pochi anni da un percorso coerente, costruito tra "Anche se brucia lo sfondo" (2020), "All you can eat" (2020), "Giacomo" (2022) e "Ticchettio" (2023): quattro tappe che dicono di una scrittura affilata senza scorciatoie.
Se proprio vogliamo fare i pignoli — e a noi piace farlo — l'unico "ma" riguarda la resa sonora. Il mixaggio appare a tratti timido, come se avesse paura di spingere la voce fuori dal gruppo; e la masterizzazione, di conseguenza, suona un filo chiusa, compressa in alto, con qualche ombra che toglie aria a un testo che invece respira. Nulla di grave: parliamo di sfumature. Ma "Crocerossina" meritava un impianto un pizzico più coraggioso, capace di darle lo spazio che la scrittura chiede.
Per il resto, il brano tiene. E tiene bene.
Voto: 7.3/10 — Un brano curato e sincero, che sa parlare al presente senza svendere la propria anima. Il primo passo di un capitolo che merita di essere seguito.