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Crystal Lake: quando la madre di Jason Voorhees diventa la vera protagonista dell'orrore

Crystal Lake: quando la madre di Jason Voorhees diventa la vera protagonista dell'orrore

C'è una strana simmetria nel vedere Linda Cardellini indossare i panni di Pamela Voorhees. L'attrice, che abbiamo amato in Freaks and Geeks e poi in Dead to Me, ha sempre saputo muoversi tra fragilità e determinazione ferrea. Qui deve costruire un mostro partendo da una madre. Il risultato è Crystal Lake, la serie prequel di Venerdì 13 che Sky TV ha appena portato sugli schermi italiani, e che prova a fare per Jason ciò che Bates Motel fece per Norman Bates: spiegare l'inspiegabile.

La premessa è nota agli appassionati: nel film del 1980 di Sean S. Cunningham, la rivelazione finale vuole Pamela come vera assassina, spinta dalla follia per la morte del figlio Jason, annegato al Camp Crystal Lake per negligenza dei counselor. La serie — scritta da Bryan Fuller, già showrunner di Hannibal — si colloca nove mesi dopo la tragedia. Pamela è una donna spezzata, isolata dalla comunità, convinta che il figlio sia ancora vivo da qualche parte nei boschi. Il capo della polizia Levon (William Catlett, intenso) le chiede di andare avanti. Lei non può. Non vuole.

Il parallelo con Bates Motel è inevitabile. Anche lì una madre (Vera Farmiga straordinaria) e un figlio destinato a diventare icona dell'orrore. Anche lì una piccola comunità, segreti sepolti, una tensione che monta lenta. Ma dove Bates Motel aveva cinque stagioni per scavare nella psiche di Norma, Crystal Lake si condensa in un formato più stretto che costringe la narrazione a bruciare le tappe. Cardellini fa ciò che può: il suo sguardo vuoto che si accende di furia improvvisa è il momento migliore della serie. Ma la sceneggiatura la spinge verso territori da serial killer procedural — vittime che arrivano comode, confronti telefonici, corpi da nascondere — che sembrano più funzionali al conteggio dei cadaveri che all'approfondimento psicologico.

Visivamente la serie ha un suo fascino: la fotografia fredda dei boschi canadesi (girata in Ontario) restituisce quel senso di isolamento che il franchise ha sempre sfruttato bene. La colonna sonora, curata da un team che cita esplicitamente Harry Manfredini, gioca con il celebre motivo ki-ki-ki ma-ma-ma senza abusarne. È nei momenti più quieti — Pamela che parla al vuoto, che sistema la stanza di un bambino che non c'è — che Crystal Lake trova la sua voce più autentica. Peccato che durino poco.

Forse il problema è strutturale: Pamela Voorhees, nel film originale, funziona perché arriva come sorpresa. La sua follia è un pugno nello stomaco proprio perché non l'abbiamo vista costruirsi. Smontare il meccanismo per mostrarne gli ingranaggi rischia di togliere magia a un'icona che viveva proprio nel mistero. Crystal Lake è guardabile, ben recitata, tecnicamente solida. Ma resta la sensazione di un'operazione che risponde a una domanda che nessuno aveva posto. E nell'horror, a volte, non sapere è molto più terrificante che sapere.

Crystal Lake è disponibile su Sky TV e in streaming su NOW.

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