Quando RCA Records pubblicò The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars il 16 giugno 1972, nessuno — nemmeno Bowie — poteva immaginare che quel concept album su un messia rock androgino destinato a morire sul palco sarebbe diventato il documento fondativo del glam rock. Cinquantadue anni dopo, la discografia dell'album racconta una storia parallela: quella di un'industria che ha imparato a monetizzare il mito senza mai smettere di interrogarsi su cosa renda Ziggy intoccabile.
Le origini: un master nato frettoloso
Le sessioni ai Trident Studios di Londra, tra novembre 1971 e febbraio 1972, furono registrate in fretta tra un tour e l'altro. Ken Scott, ingegnere del suono, ricorda in Abbey Road to Ziggy Stardust (2019) che i nastri originali presentavano «un basso spesso sepolto e una gamma alta tagliente, tipica delle console Trident serie A». La prima stampa UK (RCA SF 8287) e la controparte USA (LSP-4702) differivano già in equalizzazione: la versione americana, masterizzata da Bob Ludwig presso Sterling Sound, era più brillante, quasi «radio-ready», mentre la britannica conservava una media frequenza più legnosa, fedele al suono della control room.
L'era CD: il primo tradimento (1984-1990)
Il debutto in compact disc (RCA PD 90159, 1984) fu un disastro filologico: nessun remaster, semplice trasferimento dal master LP con rumore di fondo udibile in "Rock 'n' Roll Suicide". La ristampa 1990 (RCA 2310-2-R) applicò un noise reduction primitivo che smorzò l'attacco della chitarra di Mick Ronson in "Moonage Daydream". Entrambe le edizioni omettono la traccia nascosta "Round and Round" (cover di Chuck Berry), presente solo nel box Sound + Vision del 1989.
Il punto di svolta: Ken Scott e il remaster 2002
La svolta arrivò con la serie "24-bit digitally remastered" (EMI 540 4992). Ken Scott tornò ai nastri multitraccia originali a 16 tracce, bypassando il master stereo. Il risultato: basso di Trevor Bolder finalmente articolato, batteria di Woody Woodmansey con transiente intatto, voce di Bowie priva della sibilanza eccessiva delle edizioni precedenti. "Five Years" guadagna un'aria spaziale prima inascoltabile; "Lady Stardust" rivela il pianoforte di Rick Wakeman sepolto nel mix originale. Questa edizione include anche la B-side "Velvet Goldmine" e una "Ziggy Stardust" alternativa con solo acustico di Ronson.
Il cofanetto del 40° (2012) e la tentazione del "troppo"
Il box set del 40° anniversario (EMI 50999 6797722 5) è l'edizione definitiva per completezza: 4 CD + DVD-Audio + vinile 180g + libro 60 pagine. Contiene il remaster 2012 (leggermente più compresso del 2002, scelto per "compatibilità streaming"), il mix 5.1 di Tony Visconti, demo acustiche, live al Santa Monica Civic '72 e il documentario Ziggy Stardust and the Spiders from Mars di D.A. Pennebaker. Il difetto? Una dinamica sacrificata sull'altare del loudness: DR6 medio contro DR11 del remaster 2002. Per puristi, la versione vinile dello stesso cofanetto (tagliata da Ray Staff ad Air Studios) resta la più fedele all'intenzione originale.
Il 50° anniversario (2022): half-speed e realtà aumentata
L'edizione 50th Anniversary Half-Speed Master (Parlophone 19658808561) tagliata da Miles Showell ad Abbey Road a metà velocità su vinile 180g nero, più la variante picture disc limitata, rappresenta l'apice tecnico. Il mastering half-speed recupera micro-dettagli: il respiro di Bowie prima del falsetto in "Starman", il riverbero naturale della stanza sui piatti di Woodmansey. Il cofanetto Super Deluxe aggiunge 36 tracce inedite, tra cui la versione originale di "Round and Round" con testo modificato da Bowie per questioni copyright. L'app companion in realtà aumentata — punta la copertina e vedi Ziggy materializzarsi — è gadget gradevole ma inessenziale.
Verdetto: quale comprare?
Per ascolto quotidiano: remaster 2002 standalone (ancora reperibile su CD usato o streaming hi-res Qobuz/Tidal). Per collezionisti: vinile half-speed 2022. Il cofanetto 2012 ha senso solo se volete il live Santa Monica completo. Evitate CD pre-2002 e picture disc: belli da vedere, dolorosi da ascoltare.
Voto: 9.5/10 — Non per le riedizioni in sé, ma per un album che, a ogni riascolto, rivela perché un ragazzo di Brixton dipinto da lightning bolt è ancora l'icona più potente del rock.
