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De Sanguine: quando il sangue diventa colonna sonora visiva

C'è un filo rosso — letterale — che lega le vene aperte di Caravaggio ai bassi distorti dei Godspeed You! Black Emperor. Si chiama De Sanguine ed è la mostra che fino al 28 gennaio abita gli spazi di Fondazione Prada, a Milano. Non una semplice esposizione, ma un'operazione sinestetica dove il sangue — metafora, materia, memoria — diventa partitura visiva.

Curata da Cristiana Perrella, la rassegna riunisce quindici artisti internazionali che hanno scelto l'emoglobina come pigmento, inchiostro, medium concettuale. C'è Hermann Nitsch con le sue Aktionen rituali, documentate da video che scorrono su schermi al plasma: il suono dei corpi che colpiscono la tela, il respiro affannoso, il gocciolio ritmico. C'è Gina Pane, le cui performance anni Settanta — lame, rose, ghiaccio — vengono qui «risonorizzate» da una colonna sonora originale di Klara Lewis, compositrice svedese che campiona battiti cardiaci reali.

Il cuore pulsante — scusate il gioco di parole — è l'installazione site-specific di Ryuichi Sakamoto, realizzata pochi mesi prima della scomparsa: Blood Music. Trenta altoparlanti sospesi a diverse altezze diffondono una composizione generativa basata sulla traduzione MIDI del proprio DNA mitocondriale. Il risultato è un'ambient che non si ascolta soltanto: si sente nella cassa toracica. «Il sangue è la prima colonna sonora che ascoltiamo», aveva scritto Sakamoto nel catalogo. «Quella di nostra madre, nel buio uterino».

Non mancano i ritratti: Nan Goldin fotografa Nick Cave con le mani macchiate di inchiostro rosso durante la registrazione di Skeleton Tree; Anton Corbijn immortala PJ Harvey immersa in una vasca di pigmento cremisi per il video di A Child's Question. Immagini che non documentano soltanto: sono la mostra.

De Sanguine chiude il cerchio tra arte visiva e musica senza cadere nel già visto. Non c'è didascalia che spieghi il legame: lo ascolti camminando tra le sale, lo vedi nelle vene gonfie di una scultura di Marc Quinn (realizzata col proprio sangue congelato, rinnovata ogni cinque anni), lo annusi nell'odore ferroso che impregna l'aria — scelta curatoriale deliberata, grazie a un sistema di diffusione olfattiva.

Un'esperienza totale. Di quelle che, uscendo, ti lasciano le orecchie piene di immagini e gli occhi pieni di suoni.

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