C'è una frase, in "Completamente", che oggi farebbe scattare mille think piece su Twitter. "Lui chi è? È un altro uomo che è impazzito per te? Ma non penso che possa dirti tutto quello che ti dico io". Nel 2016 era solo una riga di testo, una gelosia raccontata in presa diretta. Oggi suona come un reperto archeologico: la fotografia di un'Italia che non c'è più, di un pop che non si faceva troppe domande.
Ventuno ottobre 2016. Esce "Completamente sold out", terzo album dei Thegiornalisti, primo per una major. Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella e Marco Primavera arrivano da due dischi autoprodotti — "Vol. 1" e "Vecchio" — e da una gavetta romana fatta di locali piccoli e pubblico che canta a memoria pezzi che la radio non passa ancora. L'album li catapulta in classifica. Ma l'intervista che pubblicammo su Rockol il 2 novembre, a pochi giorni dall'uscita, coglie qualcos'altro: l'attimo esatto prima della trasformazione.
Paradiso non è ancora la popstar che riempie gli stadi. È un trentenne che ride mentre racconta di aver scritto canzoni "per far ballare la gente nei locali", che cita i Baustelle e i Beatles nello stesso respiro, che dice "vogliamo fare pop" senza che suoni come una strategia di marketing. La scena romana — quella di Calcutta, di Gazzelle, di Franco126 — sta per esplodere. Loro ne sono il volto più solare, più radiofonico, più "facile". E forse per questo sono stati i primi a varcare la soglia.
Rileggere quelle parole oggi produce un effetto straniante. Non c'è traccia della pandemia, della guerra, dell'algoritmo che decide cosa ascolti. C'è solo una band che ha scritto undici canzoni in una cantina e non vede l'ora di suonarle dal vivo. "Il live è la nostra dimensione", dice Paradiso. "Lì non si scappa".
Dieci anni dopo, "Completamente sold out" non è solo un disco. È una capsula del tempo. Quel pop lì — ingenuo, romantico, un po' maschio, molto italiano — ha cambiato le regole del gioco. Ha sdoganato la canzone d'autore in classifica, ha portato l'indie nei palasport, ha insegnato a una generazione che si può essere "mainstream" senza smettere di scrivere come se stessi parlando al tuo migliore amico al bancone del bar.
Forse è per questo che oggi, quando parte l'attacco di "Completamente", qualcuno alza ancora le braccia. Non per nostalgia. Per riconoscenza.
