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Edoardo Leo e la colonna sonora dei tradimenti: «Se ami qualcuno dillo» arriva al cinema

Edoardo Leo e la colonna sonora dei tradimenti: «Se ami qualcuno dillo» arriva al cinema

C'è un momento preciso in «Se ami qualcuno dillo» in cui la musica smette di fare da tappezzeria e diventa personaggio. Edoardo Leo, che firma regia, sceneggiatura e interpretazione principale, lo sa bene: da «Smetto quando voglio» a «Lasciarsi un giorno a Roma», la sua cifra autoriale passa anche per la scelta dei brani, mai casuali, sempre narrativi.

Il film, nelle sale da oggi, racconta il crollo di un matrimonio attraverso il prisma grottesco di un messaggio vocale finito nel telefono sbagliato. Leo è Giulio, marito tradito che decide di affrontare l'amante della moglie (Claudia Gerini) scoprendo che l'altro uomo (Marco Giallini) è molto più simile a lui di quanto vorrebbe. Una commedia degli equivoci che vira verso il dramma esistenziale, tenuta insieme da una colonna sonora che pesca nel meglio della canzone d'autore italiana: da De Gregori a Calcutta, passando per i Colapesce Dimartino.

Non è solo accompagnamento: le canzoni segnano i passaggi emotivi, commentano i silenzi, anticipano le svolte. Quando Giulio e l'amante si trovano a canticchiare insieme «Generale» in auto, la scena diventa un duetto surreale tra rivali, un momento di umana complicità che la sola recitazione non reggerebbe. Leo, che ha curato la selezione musicale con il supervisore Fabio Gargiulo, usa i brani come punteggiatura emotiva: un'arma in più in un film che parla di comunicazione mancata.

Il cast brilla per affiatamento: Gerini dona alla moglie traditrice una fragilità inedita, Giallini ruba ogni scena con la sua maschera malinconica, mentre Leo conferma di saper dirigere gli attori (se stesso compreso) con mano leggera. La regia evita virtuosismi, preferendo piani sequenza che lasciano respirare i dialoghi, scritti con quell'orecchio per il parlato vero che è marchio di fabbrica dell'autore.

«Se ami qualcuno dillo» non reinventa la commedia italiana, ma la nobilita con onestà intellettuale e una colonna sonora che, da sola, varrebbe il biglietto. Uscite dalla sala con una canzone in testa: è il miglior complimento per un film che della musica fa materia viva.

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