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España Circo Este: «L'espressione senza spazio non esiste», la lezione punk-tango dal MEI di Faenza

España Circo Este: «L'espressione senza spazio non esiste», la lezione punk-tango dal MEI di Faenza

Faenza, ottobre 2026. Il MEI spegne trenta candeline — «30 e lode», recita lo slogan dell'edizione — e nel mezzo della festa delle etichette indipendenti c'è una band che quelle candeline le ha viste accendere quasi tutte dal palco. Gli España Circo Este salgono sul palco del Meeting per ritirare il Premio MEI come migliore canzone indipendente dell'anno con Boicotta il palazzetto, scritta a quattro mani col Duo Bucolico. Non è una passerella. È una resa dei conti.

«L'espressione senza spazio non esiste». La frase la sgancia Marcello Putano, voce e anima del collettivo tango-punk, a metà chiacchierata. Suona come un manifesto, ma è solo la sintesi di una storia iniziata nel 2013 con l'EP Il Bucatesta e passata per oltre 700 concerti tra Italia, Europa e America Latina. Pop, punk, cumbia, latin, reggae: un meticciato sonoro che non cerca il compromesso radiofonico ma la pista da ballo, il circolo Arci, il centro sociale. I luoghi dove la musica si fa comunità.

Boicotta il palazzetto, uscita a gennaio 2026, è la fotografia impietosa di un'epoca: i sold-out gonfiati a colpi di biglietti omaggio e sponsor, i palazzetti vuoti di senso pieni di luci, i live club che chiudono mentre i direttori artistici — «la spina dorsale della musica indipendente italiana», li chiama Putano — fanno i salti mortali per tenere accese le insegne. Il brano, nato dall'incontro con la formazione romagnola attiva dal 2005, non è nostalgia. È un atto d'accusa e insieme una dichiarazione d'amore per i posti piccoli, sudati, veri.

Poco dopo arriva Anni di merda, titolo che non lascia scampo: «Come siamo finiti qui e dov'è finita la sinistra italiana?». La domanda brucia. Putano non la edulcora: «La sinistra ha abbassato la guardia». E gli España, che nei centri sociali e nei circoli Arci hanno imparato a stare al mondo, quella guardia la tengono alta. A colpi di fisarmonica, chitarre distorte e ritmi che non stanno fermi.

Canzoni per la decrescita felice (2025) aveva già tracciato la rotta: ospiti Queen of Saba e Sick Tamburo, un titolo che è programma. La decrescita non è rinuncia, è scelta. Fare un disco «tutti insieme» — band, ospiti, tecnici, etichetta — in un'industria che spinge verso l'isolamento da bedroom producer, è già resistenza.

Sabato 3 ottobre, al MEI, la band non si limiterà a ritirare il premio. Suonerà. E in quel suono ci sarà la storia di chi non ha mai confuso il successo con la vendita, la visibilità con la presenza. «Cosa può darvi questo festival che un palazzetto non vi dà?», chiediamo. Putano sorride, quello di chi la risposta la conosce da vent'anni: «Lo spazio per esistere». E riparte, verso il prossimo concerto. In un circolo Arci, ovviamente.

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