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Ettore Bassi: «I Promessi Sposi oggi? Una serie infinita. E la colonna sonora sarebbe un concept album»

Ettore Bassi: «I Promessi Sposi oggi? Una serie infinita. E la colonna sonora sarebbe un concept album»

Quando Ettore Bassi dice che I Promessi Sposi scritto oggi sarebbe «una serie tv lunghissima», non sta solo facendo una boutade da intervista. Sta leggendo il DNA del romanzo di Manzoni con gli occhi di chi la serialità la mastica da anni — da Carabinieri a Doc – Nelle tue mani. E ha ragione: i 38 capitoli originali, dilatati tra digressioni storiche, pause riflessive e quel ritmo da slow burn che oggi chiameremmo «world building», sono la struttura perfetta per uno show da 8-10 stagioni. Pensateci: la peste come season finale apocalittico, l'Innominato come villain che si redime in un arco da Emmy, Renzo e Lucia come will-they-won't-they più frustrante della storia della TV.

Ma c'è un aspetto che Bassi — musicista lui stesso, voce dei Ladri di Biciclette — tocca appena e che a OndaPop sta particolarmente a cuore: la colonna sonora. Perché se I Promessi Sposi nascesse su Netflix o HBO nel 2024, la sua soundtrack non sarebbe un accompagnamento: sarebbe un character a tutti gli effetti. Immaginate le note di un violoncello solo per le notti di Lucia al monastero, synth analogici per l'ansia di Renzo in fuga, un coro gregoriano distorto per le prediche di Fra Cristoforo. Qualcosa a metà tra la Minari di Emile Mosseri e le tensioni orchestrali di Chernobyl (Hildur Guðnadóttir, prendi appunti).

Del resto, la tradizione musicale del romanzo è già ricca: dalla miniserie del 1989 con la regia di Salvatore Nocita — musiche di Ennio Morricone, niente meno — alle versioni liriche, fino al musical di Michele Guardì. Ogni adattamento ha cercato la sua voce sonora. Oggi, con la serialità che vive di needle drops curati come opere d'arte (vedi Stranger Things, Euphoria, The Bear), un Promessi Sposi moderno attirerebbe compositori come volano su un concept album: brani originali, featuring di artisti indie, forse un tema principale cantato da un Mahmood o una Elisa, ripreso in chiave strumentale nei momenti chiave.

Bassi ha colto il punto: Manzoni ha scritto la prima «prestige TV» della letteratura italiana. Manca solo lo showrunner giusto — e un supervisore musicale all'altezza. Noi la playlist la stiamo già immaginando.

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