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Fabri Fibra, Neffa & Zarathustra — «Zarathustra Style»: quando tre generazioni si incontrano nel nome del groove

Fabri Fibra, Neffa & Zarathustra — «Zarathustra Style»: quando tre generazioni si incontrano nel nome del groove

Quando tre nomi come Fabri Fibra, Neffa e Zarathustra finiscono sulla stessa copertina, l'aspettativa sale per definizione. Non stiamo parlando di una semplice featuring list: qui c'è la storia del rap italiano degli ultimi venticinque anni, condensata in dieci tracce che profumano di studio, notti insonni e rispetto reciproco.

Zarathustra Style non è un'operazione nostalgia. È un disco che suona adesso, pur attingendo a piene mani dalla grammatica classica del boom-bap e dal jazz-rap novantiano. La produzione di Zarathustra — al secolo Francesco "Zara" De Rosa — fa da collante: campioni caldi, batterie che respirano, basso che cammina. Si sente la lezione di Pete Rock, di Dilla, ma anche quella colonna sonora italiana che Neffa conosce come pochi.

Fibra apre le danze con la title track: flow incalzante, rime dense, quel tono da cronista disincantato che lo ha reso inconfondibile. "Non cerco il consenso, cerco il senso" — una frase che potrebbe fare da manifesto all'intero progetto. Neffa risponde in "Trip" con la sua inconfondibile voce vellutata, trasformando il beat in un viaggio soul che ricorda i suoi momenti migliori da solista, ma con una grinta rinnovata.

I momenti più alti? "Jay-Z" — omaggio dichiarato ma mai derivativo, con un piano loop che ipnotizza — e "Alienazione", dove i due MC si scambiano barre su una base minimale, quasi spoglia, lasciando spazio alla parola. "Fonoteca #1" funge da interludio strumentale: due minuti di crate-digging puro, omaggio alla cultura del sample che sta alla radice di tutto.

Non tutto è perfetto. "Stupefatti" e "Promesse di Agosto" scivolano in territori più convenzionali, con hook che faticano a lasciare il segno. Ma il finale — "Impero" e "Le Date" — rialza l'asticella: due tracce che chiudono il cerchio con una maturità disarmante, quasi a dire che non c'è bisogno di urlare per farsi sentire.

Zarathustra Style è un disco di artigianato alto. Nessuna concessione alle playlist algoritmiche, nessuna feature di comodo. Solo tre artisti che si mettono in gioco, si ascoltano, si lasciano spazio. In un 2026 dove il rap italiano sembra spesso correre verso l'effimero, questo album suona come un atto di resistenza. E di bellezza.

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