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Faith No More - King for a Day, Fool for a Lifetime: il caos ordinato di Patton e soci rivive nel Deluxe 2016

Faith No More - King for a Day, Fool for a Lifetime: il caos ordinato di Patton e soci rivive nel Deluxe 2016

Quando King for a Day, Fool for a Lifetime uscì nel 1995, i Faith No More erano già una contraddizione vivente: troppo metallici per l'alternative, troppo sperimentali per il metal, troppo intelligenti per entrambi. Ventisette anni dopo, l'edizione Deluxe 2016 (remaster a cura di Maor Appelbaum) non è un'operazione nostalgia: è un atto di giustizia storica verso un disco che il tempo ha rivelato essere il più compiuto, il più folle, il più loro.

L'ingresso di Trey Spruance (Mr. Bungle, Secret Chiefs 3) alla chitarra al posto di Jim Martin cambia la chimica: meno riff granitici, più architetture laterali, dissonanze jazz, echi di surf music, spaghetti-western, bossa nova. "Evidence" è un crooner notturno che strizza l'occhio a Scott Walker; "Cuckoo for Caca" scivola in un funk sincopato che ricorda i Talking Heads più nervosi; "Ugly in the Morning" è thrash metal con inserti di fisarmonica. Mike Patton, qui al suo apice interpretativo, non canta: recita, urla, sussurra, scat, diventa personaggi diversi in ogni brano. È un attore shakespeariano nel teatro dell'assurdo.

Il remaster 2016 restituisce dinamica e respiro: il basso di Billy Gould pulsa con autorità nuova, la batteria di Mike Bordin guadagna grana, le tastiere di Roddy Bottum emergono dal mix come ombre colorate. I 14 brani bonus (B-side, demo, live, cover) non sono riempitivi: la versione acustica di "I Started a Joke" dei Bee Gees è da brividi, "Absolute Zero" live a Phoenix mostra la ferocia scenica della band, le demo rivelano scheletri nudi di canzoni che poi si vestirono di velluto e spine.

Culturalmente, King for a Day... è il manifesto di una generazione che rifiutava le categorizzazioni. Ha influito su Deftones, System of a Down, Mike Patton stesso nei suoi mille progetti successivi. Ascoltarlo oggi, in questa edizione definitiva, fa capire perché i Faith No More non hanno mai avuto eredi diretti: erano un unicorno in un mondo di cavalli da corsa.

Voto: 9.5/10 — Un classico che non invecchia, anzi: più lo rigiri, più mostra facce nuove.

— Marco Rota

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