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Fiorenzo Grassi: quando il teatro si fa colonna sonora

Fiorenzo Grassi: quando il teatro si fa colonna sonora

C'è un filo rosso che lega le prove aperte del Piccolo Teatro agli studi di registrazione dove nascono le colonne sonore: si chiama Fiorenzo Grassi. Il volume "Fiorenzo Grassi. Il teatro in corpo" (Luca Sossella Editore) viene presentato in anteprima nazionale a Milano con un parterre che sembra la line-up di un festival crossover: attori, compositori, registi video. Non una presentazione canonica, ma una jam session verbale intorno a un metodo che ha fatto della partitura sonora il vero copione invisibile.

Grassi, storico assistente di Giorgio Strehler e poi regista autonomo tra i più rigorosi, ha sempre trattato la musica come personaggio. Non commento, non riempitivo: drammaturgia. Chi ha visto i suoi "Sei personaggi in cerca d'autore" con le musiche di Luciano Berio, o le sue regie d'opera dove il gesto scenico nasce dal respiro dell'orchestra, lo sa. Il libro, curato da Maddalena Giovannelli e Paolo Bosisio, raccoglie appunti di regia, spartiti annotati a matita, corrispondenze con compositori come Sylvano Bussotti e Ennio Morricone.

All'anteprima, moderata dal critico Renato Palazzi, interverranno musicisti che hanno lavorato con lui: il violoncellista Giovanni Sollima, la sound designer Francesca Della Monica, il compositore elettronico Lorenzo Bianchi Hoesch. Si parlerà di come un tempo di metronomo possa sostituire una didascalia, di come il silenzio in sala sia una nota scritta. E di quel famoso "metodo Grassi": prove dove gli attori imparano la partitura prima del testo, dove il ritmo detta la psicologia.

Interessa ai melomani perché Grassi ha anticipato quella ibridazione tra teatro, musica contemporanea e sound design che oggi è mainstream. Interessa ai fan di colonne sonore perché il suo approccio - "la musica non sottolinea, svela" - è la lezione non scritta dietro i migliori score per serie e cinema. L'appuntamento è al Piccolo Teatro Studio Melato, ingresso libero fino a esaurimento. Portatevi un taccuino: ne uscirete con la colonna sonora di uno spettacolo che non avete ancora visto.

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