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Grand Corps Malade - Voir la mer

Grand Corps Malade - Voir la mer

A vent'anni dai suoi esordi nel circuito dello slam parigino, Fabien Marsaud - in arte Grand Corps Malade - torna nel 2026 con Voir la mer, opera pubblicata tramite Universal Music Distribution Deal. Con un corpus importante di 16 tracce, il disco si posiziona al centro esatto della transizione dell'artista francese: l'abbandono progressivo della nuda declamazione a cappella in favore di un pop d'autore elettronico, levigato e pensato per un ascolto trasversale.

Dal punto di vista della produzione, l'album è un esercizio di bilanciamento frequenziale e pulizia del mix. La voce baritonale di Marsaud, elemento timbrico centrale e ingombrante, viene trattata con una compressione ben calibrata che la mantiene costantemente in primissimo piano, quasi del tutto priva di riverberi lunghi. Intorno a questa presenza monolitica, la griglia sonora si sviluppa per sottrazione. Le basse frequenze sono affidate a synth bass rotondi e sub-bass controllati, mentre le percussioni mantengono un cassa-rullante asciutto che non preme mai sull'acceleratore della dinamica.

Nel brano d'apertura, J'en ai pas encore fini, la metrica sillabata del testo si appoggia su un arpeggio sintetico minimale e su un beat mid-tempo. La tensione cresce non tanto per accumulo di strumenti, quanto per micro-variazioni nel phrasing vocale e nell'ingresso progressivo di pad caldi nel pre-ritornello. In 20 ans plus tard, l'impianto si sposta su una struttura armonica più classica: un giro di pianoforte in tonalità minore guida la traccia, mentre contrappunti d'archi sintetici arricchiscono il quadro senza mai scivolare nel patetico, dimostrando un'ottima gestione della risposta in frequenza nelle medie.

La vera prova di maturità sul piano dell'arrangiamento arriva però con la title-track conclusiva, Voir la mer. Qui la spazialità del mix si allarga nettamente sul fronte stereofonico: l'uso di sintetizzatori d'ambiente a modulazione lenta e una batteria meno scarnificata creano un'apertura quasi cinematografica. Il passaggio dal cantato-parlato a metriche leggermente più melodiche mostra come l'artista sappia sfruttare la propria tessitura vocale limitata per creare comunque un impatto emotivo trattenuto e sofisticato.

La scaletta di 16 brani paga tuttavia lo scotto di una certa ridondanza ritmica nella parte centrale. La formula (strofa recitata su beat scarno e ritornello ad apertura armonica) tende a ripetersi con prevedibilità, sacrificando la coerenza complessiva dell'album a favore di singoli episodi efficaci.

Voir la mer è un lavoro tecnicamente ineccepibile che soddisferà gli amanti della modern chanson francese e del pop adulto ben prodotto. Potrebbe invece deludere chi cercava l'imprevedibilità e l'asprezza ritmica dei suoi primi lavori, qua smussate da una produzione fin troppo elegante.

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