Quando Haruomi Hosono pubblica Yours Sincerely nel 1985, il musicista di Sapporo ha già riscritto la storia della musica elettronica due volte: prima con gli Happy End, pionieri del folk-rock giapponese, poi con i Yellow Magic Orchestra, architetti della techno-pop globale. A quarant'anni, Hosono potrebbe adagiarsi sugli allori. Sceglie invece la via più insidiosa: un album di cover.
Dieci brani, tutti standard americani degli anni '50 e '60 — da The Loco-Motion a I'm Gonna Sit Right Down and Write Myself a Letter, passando per Driftin' di Otis Redding. Ma definire Yours Sincerely un semplice "album di cover" sarebbe come chiamare Sgt. Pepper una raccolta di canzoni. Hosono non omaggia: decostruisce, trasfigura, ricontestualizza.
La produzione è un manifesto del suono Hosono post-YMO: sintetizzatori Roland Jupiter-8 e Yamaha DX7 che respirano, drum machine TR-808 programmate con swing quasi umano, basso synth che cammina con l'eleganza di un contrabbasso jazz. La sua voce — sussurrata, intima, mai sopra le righe — galleggia sopra arrangiamenti che devono tutto a Brian Eno e alla biblioteca KPM, nulla al rock convenzionale.
Il miracolo sta nell'equilibrio. Yours Sincerely non suona né vintage né datato: suona fuori dal tempo. La title track, originale di Hosono mascherata da standard perduto, riassume la poetica dell'album: la nostalgia come strumento critico, non come rifugio. È lo stesso approccio che, anni dopo, nutrirà il vaporwave e la hauntology britannica.
In Giappone l'album vende bene ma divide la critica: troppo "occidentale" per i puristi, troppo "giapponese" per l'esportazione. Oggi, riascoltandolo nell'era dello streaming algoritmico, Yours Sincerely rivela la sua vera statura: un atto di resistenza culturale mascherato da easy listening. Hosono prende l'America immaginata dal Giappone e la restituisce all'America reale, straniera a se stessa.
Un disco che invecchia come il vino pregiato: ogni ascolto svela un nuovo dettaglio, una nuova ironia, una nuova tenerezza.
