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Hyperemesis - ARCHAGATHUS SPLIT OFFICIAL: quando il grind incontra la storia della medicina

Hyperemesis - ARCHAGATHUS SPLIT OFFICIAL: quando il grind incontra la storia della medicina

C'è qualcosa di profondamente disturbante - e per questo affascinante - nel modo in cui gli Hyperemesis hanno scelto di intitolare il loro nuovo split ufficiale: ARCHAGATHUS. Il riferimento non è casuale. Archagato di Sparta, primo medico greco a praticare a Roma (219 a.C.), fu soprannominato vulnerarius per la sua ferocia chirurgica: tagliava, bruciava, amputava senza anestesia. Plinio il Vecchio lo definì "carnefice" più che guaritore. È l'emblema perfetto per un progetto che fa del grindcore una forma di anatomia patologica applicata al suono.

Le dieci tracce che compongono il disco - cinque a testa, per una durata complessiva che sfiora appena i venti minuti - sono un trattato di violenza chirurgica. Il lato Hyperemesis conferma la loro vocazione al grindcore tecnico di matrice europea, debitore tanto dei Nasum quanto dei primi Rotten Sound, ma con una propensione alla dissonanza armonica che ricorda i concittadini Cripple Bastards nei momenti più cerebrali. "Lithotomy Position" apre con un blast-beat che non concede respiro: le chitarre di Matteo "Scalpel" Bianchi disegnano scale frigio-dominanti che evocano sale operatorie ottocentesche, mentre il growl di Giulia Ferretti (qui anche voce, non solo firma in calce) alterna grugniti cavernosi a urla da tracheotomia.

Il lato Archagathus - one-man project del misterioso "Dr. A." - vira verso un power violence più viscerale, meno tecnico ma più sporco, registrato quasi interamente in presa diretta su un Tascam 424. "Trepanation Without Consent" è un minuto e dodici secondi di feedback controllato che collassa in un breakdown sludge degno dei primi Eyehategod, prima di ripartire in un d-beat furioso. La produzione, volutamente lo-fi, restituisce l'odore di formaldeide e sudore che un mastering pulito avrebbe sterilizzato.

Liricamente, lo split è un concept unitario: ogni brano esplora una pratica medica storica - dalla litotomia alla trepanazione, dall'embolizzazione all'amputazione da campo di battaglia - attraverso una lente che rifiuta sia la glorificazione che la condanna morale. È storia della medicina letta come body horror, e funziona perché non c'è compiacimento estetico: solo documentazione fredda, referti clinici musicati. Il booklet (curatissimo, edizione limitata 300 copie su cassetta bianca con artwork di Paolo Girardi) include note a piè di pagina con citazioni da Celso, Ippocrate, Ambroise Paré.

Culturalmente, ARCHAGATHUS SPLIT OFFICIAL si colloca in quella nicchia preziosa dove l'estremo incontra l'erudito - pensate ai Theologian o ai Gnaw Their Tongues più storici - ma con un'identità tutta italiana, radicata nella tradizione del grind nostrano (Raw Peace, Dissonance, la scena milanese anni '90) eppure proiettata verso una dimensione concettuale che supera i confini di genere. Non è un disco per tutti. È un disco per chi crede che la musica estrema possa ancora essere ricerca, dissezione, autopsia del suono.

Voto: 8.5/10

— Giulia Ferretti

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