C'è un filo rosso che lega le corsie di un hospice alle poltrone di un teatro: la necessità di dare forma a ciò che sfugge alle parole. Lo sa bene VIDAS, che dal 1982 accompagna malati inguaribili e le loro famiglie, e lo sa il Teatro Franco Parenti, che dal 27 maggio al 1 giugno riapre le porte a INCONTRO, il suo festival culturale giunto alla settima edizione.
Sei giorni, trenta appuntamenti, un'unica domanda guida: come si abita la fragilità? La risposta passa per la letteratura, la filosofia, la danza — e, ça va sans dire, per la musica. Perché se c'è un linguaggio che sa stare nel dolore senza banalizzarlo, quello è il suono.
Scorrendo il programma, i nomi che brillano per chi vive di note sono quelli che hanno fatto della colonna sonora un atto narrativo. Ci sarà Colapesce, che dopo La primavera del mio corpo continua a esplorare il confine tra canzone e storytelling teatrale. Ci sarà Rodrigo D'Erasmo (Afterhours), chiamato a sonorizzare dal vivo una lettura scenica su testi di Erri De Luca — prova vivente che il violino può essere voce narrante quanto un attore. E ancora: Diodato in conversazione con Paolo Giordano sulle canzoni che «curano», e un focus su Ennio Morricone visto non come maestro del cinema ma come compositore della «fine», con estratti da La sconosciuta e Nuovo cinema Paradiso eseguiti da un ensemble d'archi under 30.
Non mancano le ibridazioni: un laboratorio di sound design per non udenti condotto da Alessandro Baricco e Francesco Fantini, e una notte bianca dove i DJ set di Whitemary e Populous dialogano con reading poetici sull'addio.
INGRESSO LIBERO su prenotazione. Perché la cultura, quando fa il suo mestiere, non chiede biglietto — chiede solo presenza.