C'è un modo preciso in cui Joe Barbieri parla della sua musica: non come costruzione, ma come ferita. «Avere scritto questo tema musicale mi ha fatto fisicamente patire», confessa a proposito di La Bella Estate, il primo estratto da Cantabile, il nuovo album in uscita il 13 novembre per Microcosmo Dischi. Il singolo, disponibile dal 16 ottobre insieme al video, non è solo una canzone: è una partitura che sanguina.
Il cantautore napoletano — produttore, compositore, orchestrattore di se stesso — ha costruito il brano come una colonna sonora senza film. Due i riferimenti dichiarati: Parla con lei di Pedro Almodóvar e Il valzer degli addii di Milan Kundera. Opera e letteratura che si intrecciano in un racconto di abbandono e attesa, dove gli archi non accompagnano: sono la voce narrante.
«È un brano dolente, che prima sussurra il proprio soffrire e poi cresce fino ad urlarlo», spiega Barbieri. La struttura è cinematografica per vocazione: pianoforte e chitarre in apertura, poi l'ingresso della One Love Chamber Orchestra e dell'Ondanueve String Quartet — Andrea Esposito e Paolo Sasso ai violini, Luigi Tufano alla viola, Marco Pescosolido al violoncello — registrati agli Amarcord Studios da Giuseppe Sasso. Il missaggio è curato da Barbieri nel suo studio Maison Maravilha, la masterizzazione da Andrea Cutillo con la supervisione di Antonio Meola.
Cantabile si annuncia come il lavoro più ambizioso di una carriera che ha fatto dell'eleganza armonica e della scrittura testuale un marchio di fabbrica. Non a caso le prime due date del tour 2027 sono in teatri che respirano storia: il 3 marzo all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, il 21 marzo al Teatro Bolivar di Napoli. Due palchi che meritano un suono orchestrale, non una semplice scaletta.
Ascoltare La Bella Estate oggi significa entrare in un laboratorio dove la sofferenza «in punta di penna» — parole sue — diventa architettura sonora. Barbieri non scrive canzoni per essere ascoltate: le scrive per essere abitate. E chi entra, non esce indenne.
