C'è una qualità quasi archeologica nell'ascoltare Music Is Invisible (Pentimento Volume Three), terzo capitolo della serie di riesumazioni curate dall'etichetta Ndeya a cinque anni dalla scomparsa di Jon Hassell. Quattro tracce, poco più di quarantacinque minuti, sufficienti a condensare l'essenza di un linguaggio che il trombettista californiano aveva battezzato "Fourth World" già alla fine degli anni Settanta: una geografia sonora dove il primitivo e il futuribile coesistono senza attrito.
Blue Ba-Ya apre il lavoro con un respiro circolare: la tromba di Hassell, processata attraverso l'inconfondibile trattamento harmonizer che ne moltiplica il timbro in una sorta di coro spettrale, fluttua su un tappeto di sintetizzatori analogici e percussioni minimali. La melodia - se di melodia si può parlare - non si risolve mai, preferisce suggerire, evaporare. È il suono di una memoria che non appartiene a nessun luogo preciso, forse a tutti.
In Club Gris-Gris il ritmo emerge con maggiore evidenza: un pattern di drum machine che ricorda le sessioni di Dream Theory in Malaya (1981), ma spogliato di ogni retorica esotica. Il titolo evoca il vodun haitiano, i gris-gris come oggetti di potere, e Hassell tratta la tromba come un talismano sonoro: note ripetute, microtonali, che agiscono per accumulo ipnotico piuttosto che per sviluppo tematico.
Broadway Boogie-Woogie, omaggio esplicito al Mondrian newyorkese, trasla la griglia pittorica in una griglia temporale: frammenti di tromba si intersecano a campioni vocali indecifrabili, frammenti di radio, field recording urbani. La metropoli come foresta elettrica, preludio alla title track Electric Forest, dove il suono si fa pura texture: armonici alti, sussurri di feedback, la tromba ridotta a soffio, a presenza assente.
Il contesto è fondamentale: Hassell lasciò un archivio sterminato di sessioni incomplete, sketch, esperimenti. La serie Pentimento - termine pittorico che indica la traccia visibile di una composizione precedente sotto lo strato superficiale - non è semplice pubblicazione postuma, ma atto ermeneutico. I curatori (tra cui il fidato coproduttore Rick Cox) non hanno "completato" l'opera: ne hanno rivelato la stratigrafia.
Culturalmente, questo volume arriva quando la lezione di Hassell - una volta confinata nei circuiti avant-garde - permea l'elettronica contemporanea da Oneohtrix Point Never a Caterina Barbieri, da Jonny Greenwood ai produttori di ambient-techno berlinesi. Music Is Invisible non suona come un reperto: suona come una profezia che il presente sta ancora decifrando.
