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K/DA tornano con 'Firestarter': nuova formazione per le stelle virtuali di League of Legends

K/DA tornano con 'Firestarter': nuova formazione per le stelle virtuali di League of Legends

Sei anni sono un'eternità nel pop, figuriamoci nel K-pop. Eppure le K/DA — il gruppo virtuale nato dall'universo di League of Legends — hanno saputo far attendere i fan senza perdere un grammo di hype. Lunedì 19 ottobre è arrivato "Firestarter", il singolo del comeback che segna una svolta nella line-up: fuori Madison Beer e Jaira Burns, dentro Sophie Powers (nuova voce di Evelynn) e Mimi Webb (che prende il posto di Burns su Kai'Sa).

Le colonne portanti restano Miyeon e Soyeon delle (G)I-DLE, nuovamente Ahri e Akali. Una continuità che rassicura: il DNA sonoro del progetto — quel mix di pop elettronico, trap e vocalità da idol — rimane intatto, ma le nuove interpreti portano sfumature diverse. Powers, cantautrice statunitense dall'attitudine alt-pop, dà a Evelynn una grinta più ruvida; Webb, star britannica da classifica, aggiunge a Kai'Sa una dolcezza melodica che si sposa bene con i ritornelli da stadio.

Il brano, prodotto dal team musicale interno di Riot, viaggia su bassi synthwave e percussioni glitch, con un bridge che esplode in un drop da festival EDM. Il video, come da tradizione, è un cortometraggio d'animazione: le quattro campionesse combattono in una città neon, tra riferimenti al lore di Runeterra e coreografie motion-captured da ballerini reali. Niente male per un "semplice" gruppo virtuale.

Non solo K/DA: anche True Damage tornano in pista

Due settimane prima, True Damage — l'altro collettivo virtuale di Riot, più orientato su hip-hop e sonorità urbane — avevano pubblicato "Know My Name", inno ufficiale dei Worlds 2026. Un brano drill newyorkese, con flow serrati e un beat che sa di metropolitane e palazzetti. Due ritorni ravvicinati che non sono casuali.

Alex Shahmiri, head of music di Riot Games, lo ha spiegato chiaro a NME: "Sappiamo che i giocatori amano la nostra musica al punto da scherzare sul fatto che Riot sia una compagnia musicale che fa videogiochi. Ogni release ha aspettative altissime, e ci mettiamo cura maniacale. Le possibilità sono infinite: abbiamo appena grattato la superficie di questo universo alternativo."

Parole che suonano come manifesto. Riot non licenzia solo colonne sonore: costruisce IP musicali che vivono fuori dal client di gioco. Concerti in AR (il famoso show dei Worlds 2018 con ologrammi), featuring con star reali, milioni di stream su Spotify. K/DA hanno superato il miliardo di visualizzazioni su YouTube con "Pop/Stars" — numeri da boyband globale, non da side project.

Il futuro è ibrido

La scelta di sostituire due membri con artiste "reali" (Powers e Webb hanno carriere solista attive) dice molto sulla strategia: ibridazione. Non avatar muti, ma personaggi che respirano attraverso voci vere, che fanno interviste, che esistono anche fuori dallo schermo. È il metaverso che funziona davvero: non mondi virtuali vuoti, ma narrazioni che attraversano media.

"Firestarter" è solo l'inizio. Shahmiri promette altro nei prossimi anni. Nuovi gruppi? Album completi? Tour in AR? Con Riot, la linea tra gioco e musica non esiste più. E noi, onestamente, non vediamo l'ora di vedere cosa si inventeranno la prossima volta.

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