Parma, 3 ottobre 2026. La nebbia che sale dal Parma non è solo meteora: è scenografia naturale per il Gala in Nero, l'evento clou della ventesima edizione de Il Rumore del Lutto. La Galleria San Ludovico, ex chiesa sconsacrata dalle volte a crociera, si presta perfetta a diventare navata per il rito dei Kirlian Camera. Fuori, la coda serpeggia sotto i portici; dentro, l'aria sa di incenso freddo e cavi jack.
Angelo Bergamini e Elena Alice Fossi salgono sul palco alle 21:30 precise, avvolti in lunghi cappotti neri che sembrano estensione delle ombre proiettate dai faretti. Niente chiacchiere, niente presentazioni. L'attacco di "Heldenplatz" gela la sala: il basso pulsante di Bergamini vibra nello sterno, mentre la voce di Fossi — ora sussurro, ora lama — taglia il riverbero naturale della galleria. Il pubblico, un mosaico di generazioni unite dal culto del darkwave, non applaude: respira all'unisono.
La scalata attraversa quarant'anni di discografia senza nostalgie. "Sky Collapse" e "Eclipse" suonano più attuali che mai, i synth analogici di Bergamini intrecciati alle trame elettroniche di Francesco "Frank" M. (turnista storico). Quando parte "Todestrieb", Fossi scende tra le prime file, microfono in mano, e la galleria diventa un unico corpo che ondeggia. Le foto di Rudy Filippini — scattate rigorosamente in analogico — cattureranno poi quel momento: volti illuminati solo dal bagliore degli schermi, occhi chiusi, bocche che articolano parole in tedesco e italiano.
Il festival, nato nel 2006 come scommessa sulla Death Education, ha scelto i Kirlian Camera come emblema della sua maggiore età. Non a caso: la band bolognese ha sempre danzato sul confine tra eros e thanatos, tra estetica industriale e romanticismo gotico. «Qui la morte non è tabù, è sorella», sussurra Bergamini durante l'unico break parlato, dedicando "The 8th President" a chi non c'è più.
Il bis arriva dopo un silenzio lungo venti secondi. "Kaltes Klares Wasser" chiude il cerchio: una ballata glaciale che lascia la galleria sospesa, come se il tempo avesse smesso di scorrere. Quando le luci si accendono, il pubblico esce lento, come da una veglia. Fuori, la nebbia è più fitta. Nessuno ha fretta di diradarla.
— Alessandro Neri
