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L'Italia bifronte: tra l'ombra del Cremlino e la luce atlantica

L'Italia bifronte: tra l'ombra del Cremlino e la luce atlantica

EDITORIALE

L'Italia bifronte: tra l'ombra del Cremlino e la luce atlantica

Mentre Meloni giura fedeltà a Washington, l'ambasciatore russo rivendica un'Italia "costruttiva" e un'opposizione pacifista. Una schizofrenia geopolitica che rivela la fragilità culturale del nostro posizionamento internazionale.

La doppia verità di Palazzo Chigi

Giorgia Meloni vola a Washington e scandisce parole scolpite nel marmo atlantista: "Amicizia fondata su libertà e democrazia". È la litania obbligata, il copione che ogni premier italiano recita da De Gasperi in poi. Ma basta scendere l'Appia fino alla residenza dell'ambasciatore russo per sentire un'altra musica. Paramonov non usa il condizionale: "C'è un'Italia costruttiva che sta con noi". Non "vorrebbe stare", ma "sta". Indicativo presente. Una rivendicazione di complicità che suona come uno schiaffo alla narrazione ufficiale.

Il pacifismo all'italiana: una tradizione ambigua

Il diplomatico moscovita rincara: "C'è un'Italia e una parte di opposizione che non vuole la guerra con noi". Qui il dito preme su una piaga antica. Quell'opposizione - pezzi di Pd, M5S, Alleanza Verdi-Sinistra - che scambia l'equidistanza per moralità, il disarmo unilaterale per pace. È la vecchia sindrome italiana: credere che la neutralità sia una virtù, non una resa. Come nel '40, quando si pensava di poter stare "non belligeranti" mentre il mondo bruciava. La storia - quella vera, non quella dei talk show - insegna che chi non sceglie viene scelto.

La resistenza alla "propaganda di Kiev"

Paramonov cita un'Italia che "resiste alla propaganda bellica di Kiev". Formula orwelliana: chiamare propaganda la resistenza di un paese invaso. Eppure l'espressione funziona, perché intercetta un humus culturale profondo. L'anti-americanismo di destra e di sinistra, il terzo-mondismo da salotto, la fascinazione per l'uomo forte - da Mussolini a Putin - sono vene carsiche che attraversano la penisola. Non è un caso che l'ambasciatore russo parli italiano meglio di tanti nostri ministri: conosce il terreno, sa dove colpire.

Il prezzo dell'ambiguità

L'Italia non può permettersi questa schizofrenia. Non nel 2024, con un fronte orientale che bolle, un Mediterraneo instabile, un'America che guarda all'Indo-Pacifico e un'Europa che deve decidere se essere attore o spettatore. Ogni ambiguità si paga in credibilità, e la credibilità è l'unica moneta che conta a Bruxelles e a Washington. Meloni lo sa, ma teme il fronte interno. Paramonov lo sa, e ci specula sopra.

Fino a quando continueremo a recitare a soggetto - atlantisti di giorno, "costruttivi" con Mosca di notte - non saremo una potenza media. Saremo solo un palcoscenico dove gli altri provano le loro parti. E il pubblico, noi, continuerà ad applaudire la recita sbagliata.

- Marco Rota

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