EDITORIALE
L'Italia che si arma all'estero e marcisce in casa: la difesa impossibile di un paese senza anticorpi
Il paradosso della proiezione esterna
Guido Crosetto, ministro della Difesa, lo ha detto con la solennità di chi crede nel copione: i radar nei Balcani servono a "difendere anche l'Italia". Una formula magica, questa della difesa avanzata, che la retorica atlantista ripete dal 1949. Peccato che la storia - quella vera, non quella dei comunicati stampa - insegni che nessun avamposto esterno ha mai protetto una nazione che si sgretola dall'interno. L'Impero romano non cadde per i barbari al limes, ma per la corruzione dei pretoriani a Roma. E l'Italia di oggi, con i suoi radar nei Balcani e i suoi sindaci indagati a Siracusa, sta semplicemente recitando lo stesso copione con attori diversi.
Siracusa, metafora nazionale
L'inchiesta sugli appalti truccati nel capoluogo aretuseo non è una mela marcia: è il frutto maturo di un albero che da decenni affonda le radici nel torbido. Il sindaco indagato, le gare pilotate, il sistema di favori e contropartite che trasforma la cosa pubblica in bancomat privato - tutto questo non è devianza, è norma. La norma di un paese dove la spesa pubblica è da sempre il vero motore dell'economia, e dove il controllo democratico si è arreso da tempo alla logica del "si è sempre fatto così". Crosetto può comprare tutti i radar dei Balcani: se i soldi per comprarli passano per le stesse mani che a Siracusa pilotano gli appalti, la difesa nazionale è già compromessa prima ancora di accendere lo schermo.
Il clima come rivelatore
E poi c'è l'inverno. El Niño, dicono i meteorologi, porterà anomalie termiche, precipitazioni estreme, instabilità. L'Italia - idrogeologicamente fragile, urbanisticamente abusiva, infrastrutturalmente arretrata - non è pronta. Non lo è mai stata. Ogni alluvione, ogni frana, ogni emergenza neve scopre la nudità di un paese che ha smesso di fare manutenzione ordinaria per inseguire grandi opere inutili e appalti gonfiati. Il clima non è neutro: è il più implacabile degli auditor. Non accetta scuse, non legge i comunicati della Difesa, non si lascia comprare. Quando l'acqua sale, la distinzione tra radar nei Balcani e tombini intasati a Siracusa svanisce: entrambi sono sintomi della stessa malattia.
Mancano gli anticorpi
Il filo conduttore di queste notizie - la proiezione militare, la corruzione locale, l'emergenza climatica - è l'assenza di anticorpi. Un sistema immunitario funzionante respinge i patogeni esterni (e i radar servono a questo) ma soprattutto riconosce e distrugge le cellule tumorali interne. L'Italia ha smesso di produrre anticorpi da qualche parte tra la fine della Prima Repubblica e l'inizio della stagione tecnocratica. Ha delegato la difesa agli alleati, la legalità ai magistrati, la manutenzione al caso. Il risultato è un paese che si sente forte perché ha i radar nei Balcani, mentre a casa il sindaco tratta la cosa pubblica come roba sua e l'inverno sta per bussare alle porte di case costruite dove l'acqua ha sempre deciso di passare.
La vera difesa è interna
Non serve essere pacifisti per capire che la sicurezza nazionale non si misura in chilometri di frontiera controllata, ma in qualità delle istituzioni, onestà della classe dirigente, resilienza del territorio. Crosetto farebbe meglio a preoccuparsi dei radar che non vedono la corruzione a Siracusa, piuttosto che di quelli che guardano i Balcani. Ma questo richiederebbe una classe politica capace di guardarsi allo specchio - e l'Italia, da troppo tempo, ha smesso di riconoscersi.
- Marco Rota
