C'è stato un momento preciso, nel secondo dopoguerra, in cui l'Italia non è stata soltanto la culla del belcanto o della canzone sanremese, ma l'epicentro mondiale della sperimentazione sonora. Correva l'anno 1955 quando, al civico 27 di Corso Sempione a Milano, la Rai inaugurava lo Studio di Fonologia Musicale. Un'intuizione profetica dei compositori Luciano Berio e Bruno Maderna, affiancati dal fisico Alfredo Lietti e dal leggendario tecnico del suono Marino Zuccheri.
Senza quella stanza stipata di oscillatori, modulatori di frequenza, generatori di rumore e il mitico Tempophone, la storia della musica contemporanea avrebbe seguito un corso radicalmente diverso. Milano divenne istantaneamente il terzo vertice di un triangolo d'oro dell'avanguardia europea, accanto al Groupe de Recherches Musicales di Parigi e allo Studio für elektronische Musik di Colonia. Se la Francia esplorava la musica concreta e la Germania la purezza del suono sintetico, lo studio Rai milanese si distingueva per un approccio pionieristico, capace di coniugare il rigore scientifico con un'inconsueta sensibilità umanistica e drammaturgica.
In quelle stanze si è consumata una vera emancipazione dagli strumenti tradizionali. È qui che Luigi Nono scolpì il suo capolavoro elettrico Omaggio ad Emilio Vedova (1960), che John Cage diede forma all'anarchia controllata di Fontana Mix (1958) e che Karlheinz Stockhausen incrociò le sue visioni con l'ingegno tecnico italiano. Un'alchimia unica tra arte, tecnologia e servizio pubblico.
Oggi, a settant'anni da quella rivoluzione che ha ridefinito il concetto stesso di ascolto, l'associazione NoMus ETS — guidata da Maria Maddalena Novati — si fa carico di preservare e diffondere questa straordinaria eredità. Per evitare che la memoria di questa stagione irripetibile rimanga confinata nelle aule accademiche, NoMus ha promosso una campagna di crowdfunding per pubblicare, insieme alla prestigiosa casa editrice Die Schachtel, il volume I 70 anni dello Studio di Fonologia Musicale di Milano della Rai – Atti del convegno, Milano 2025.
Il libro raccoglierà saggi scientifici, documenti d'archivio e le testimonianze dirette di chi ha vissuto quell'epopea, nate dal ricco percorso di studi che ha attraversato lo scorso anno. Sostenere questo progetto editorial-documentale significa riappropriarsi di una pagina fondamentale della cultura italiana: la dimostrazione di come la radio di Stato sia stata capace, un tempo, di finanziare e guidare il futuro dell'arte globale.
di Laura Verdi
