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Londra, la musica nera nel mirino della burocrazia: pubblicato il dirompente rapporto REMEL

Londra, la musica nera nel mirino della burocrazia: pubblicato il dirompente rapporto REMEL

Se c’è una città che deve gran parte del suo fascino culturale ed economico alle scene Black e South Asian, quella è Londra. Dal Grime all'Afrobeats, fino al clubbing underground, la capitale britannica è da decenni l'epicentro di una rivoluzione sonora globale. Eppure, dietro i riflettori e i successi da classifica, si nasconde una realtà ben più cupa, fatta di ostacoli burocratici, pregiudizi sistemici e un policing discriminatorio che minaccia le fondamenta stesse di questo patrimonio.

A certificarlo con numeri e testimonianze è il dirompente REMEL Report (Race Equality In Music Event Licensing), la più approfondita indagine mai condotta sull'impatto dei permessi e del controllo di polizia nei confronti di promoter, artisti e locali gestiti dalle comunità nere e sudasiatiche a Londra. Curato da un gruppo di lavoro guidato dall'organizzazione Black Lives In Music (BLiM) insieme alla Greater London Authority, alla Metropolitan Police e ai principali organismi dell'industria musicale, lo studio traccia un quadro sconcertante.

I dati raccolti in due anni di ricerca parlano chiaro: gli eventi a trazione Black e South Asian subiscono cancellazioni, restrizioni e impreviste chiusure in misura nettamente superiore rispetto a manifestazioni analoghe guidate da organizzatori bianchi. Blocchi che spesso arrivano con motivazioni generiche legate alla "sicurezza pubblica", senza trasparenza né reali possibilità di appello. Come sottolineato da Charisse Beaumont, CEO di BLiM, il problema devasta l'intero ecosistema: dai giovani emergenti in cerca del primo ingaggio fino ai locali di quartiere che animano la comunità.

Il report evidenzia casi emblematici: da costi sproporzionati imposti dalla polizia — come le 10.000 sterline addebitate a un promoter per la presenza degli agenti a uno show senza alcun precedente di disordini — fino alla vicenda del club Colour Factory, travolto da ingenti perdite economiche e licenziamenti dopo che la licenza è stata sospesa per un episodio avvenuto all'esterno del locale, a serrande ormai chiuse.

Mentre il governo britannico tenta di mitigare la crisi della nightlife con sgravi fiscali per i locali, l'industria fa notare che i tagli alle tasse servono a poco se a monte viene negato il diritto stesso di organizzare eventi. Se si considera che la musica di matrice Black ha generato oltre 24 miliardi di sterline nel Regno Unito negli ultimi trent'anni, emerge quanto questo pregiudizio burocratico sia non solo ingiusto, ma economicamente autolesionista. La richiesta del report REMEL è chiara: serve una riforma radicale del sistema di licenze, fondata su trasparenza, competenza culturale e reale dialogo tra istituzioni e promoter.

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