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Lupin, Baba Yaga e il suono della leggenda: la colonna sonora invisibile delle serie della settimana

Lupin, Baba Yaga e il suono della leggenda: la colonna sonora invisibile delle serie della settimana

C'è un filo rosso — anzi, sonoro — che lega il gentleman thief più amato di Netflix alle foreste oscure dell'Europa dell'Est. Non è solo questione di trame: è la colonna sonora a fare da ponte tra Lupin - Parte 3 e Baba Yaga, la nuova serie polacca che trasforma il mito slavo in un folk-horror atmosferico. Due mondi apparentemente distanti, uniti dalla stessa cura maniacale per il suono.

La terza stagione di Lupin — online dal 5 ottobre — riporta Omar Sy nei panni di Assane Diop, ma il vero co-protagonista resta la soundtrack firmata da Mathieu Lamboley. Jazz francese, hip-hop parigino, citazioni da Le Samouraï di Melville: ogni colpo di scena ha il suo leitmotiv, ogni inseguimento il suo breakbeat. Non a caso la playlist ufficiale su Spotify ha superato i 12 milioni di stream prima ancora del debutto. Chi ama la musica da cinema qui trova pane per i denti: Lamboley cita Morricone, omaggia Gainsbourg e infila sample di Abdullah Ibrahim come easter egg per orecchie allenate.

Dall'altra parte del continente, Baba Yaga (su Prime Video dal 6 ottobre) sceglie la via dell'etnomusicologia inquietante. La colonna sonora, curata da Mikołaj Trzaska — sassofonista e compositore di punta della scena avant-jazz di Varsavia — mescola field recording di canti popolari ucraini e bielorussi, droni di gusli (l'arpa slava) e elettronica glaciale. Il risultato è un paesaggio sonoro che non accompagna le immagini: le abita. Trzaska ha dichiarato in un'intervista a Gazeta Wyborcza di aver registrato cori di anziane nei villaggi dei Carpazi, per poi destrutturarli in studio con tecniche alla Brian Eno. Il mito della strega che vive in una capanna su zampe di gallina diventa così una partitura per voci spezzate e archi graffiati.

Due approcci diversi, stessa lezione: la serialità di qualità oggi si scrive anche sul pentagramma. Che siate fan del groove parigino o cultori del folk sperimentale, questa settimana lo schermo suona meglio del solito. Basta alzare il volume — e magari tenere Shazam a portata di mano.

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