Marco Kotov è una delle emergenze più interessanti che arrivano dalla scena russa: un artista capace di costruire canzoni intime senza rinunciare a un senso del ritmo preciso e a una melodicità immediatamente riconoscibile. Il suo indie non si appoggia a formule già consumate, ma lavora sulla tensione tra luce e ombra, tra desiderio di contatto e impossibilità di arrivarci davvero.
Un brano che parla di inizio e fine
Il punto d’ingresso è “dove comincio io e finisci tu”, titolo già carico di significato, quasi una formula geometrica dell’amore. Il brano mette al centro una relazione in cui i due protagonisti occupano posizioni diverse, ma restano inseparabili dentro la stessa dinamica. Kotov non racconta una storia come un diario confidenziale: la trasforma in atmosfera, in una successione di immagini sonore dove la voce sembra emergere da una nebbia calda.
Il sound alterna chitarre rifratte, bassi morbidi e sintetizzatori dall’impasto delicato. C’è qualcosa del post-punk nella malinconia, ma anche una propensione pop che evita il sentimentalismo facile. Le frasi scorrono con naturalezza, senza eccessi drammatici, e il ritornello lavora proprio su questa ambiguità: sembra una dichiarazione, ma anche un congedo.
Perché tenerlo d’occhio
Quello che distingue Marco Kotov è la capacità di trasformare la distanza in materia musicale. Le sue canzoni non cercano la catarsi immediata; preferiscono lasciare uno spazio, quasi una pausa nel respiro, dove l’ascoltatore possa riconoscersi. È una musica fatta di mezze luci, adatta a chi cerca melodie accessibili ma anche una certa profondità emotiva.
Con questo singolo, Kotov mostra già una direzione chiara: indie personale, cinematografico, attraversato da una nostalgia che non è solo rimpianto, ma anche desiderio di continuare. Per un artista emergente, questo è un segno importante. “Dove comincio io e finisci tu” non è soltanto un brano d’esordio: è una promessa.
Rating: 8.5/10
— Marco Rota
