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Marco Pernice: l'eclettismo come bussola, il pop come nuovo orizzonte

Marco Pernice: l'eclettismo come bussola, il pop come nuovo orizzonte

C'è una soglia invisibile che separa il musicista di mestiere dall'autore capace di sintetizzare un'intera biografia sonora in tre minuti di canzone. Marco Pernice, romano, classe 1970 circa, quella soglia l'ha varcata con la naturalezza di chi ha fatto della trasversalità una cifra stilistica. Chitarrista, cantante, producer: un curriculum che legge come una mappa del sottobosco musicale italiano ed europeo degli ultimi trent'anni, dal funk al rock, dalla fusion all'elettronica, passando per palchi internazionali e produzioni in studio per terzi.

Il suono: una geografia senza confini

Ascoltare "Turn off the tv" significa entrare in un'architettura sonora dove ogni elemento respira. La chitarra — strumento totemico per Pernice, forgiato anche sotto lo sguardo di Mike Stern in quel workshop romano del 2005 — non è mai mero virtuosismo: diventa voce, contrappunto, texture. Intorno, un tessuto elettronico misurato, batterie programmate che sanno di carne, bassi rotondi che ammiccano al funk senza mai scadere nel cliché. La produzione è chirurgica, ma mai fredda: ogni frequenza ha un'intenzione, ogni silenzio una funzione drammaturgica.

Il brano: spegnere lo schermo per accendere l'ascolto

"Turn off the tv" è un manifesto programmatico mascherato da pop song. Il titolo è già un atto di resistenza: un invito a disertare il rumore bianco dell'intrattenimento passivo per riconquistare l'attenzione profonda. La melodia si insinua con eleganza, il ritornello ha quella immediatezza che non urla ma seduce, la struttura strofa-ritornello-ponte nasconde armonie non banali — accordi di nona, sospensioni, modulazioni laterali — che rivelano la scuola fusion senza ostentarla. Il testo, in inglese, scorre su immagini domestiche e alienazione contemporanea, cantato con una voce che sa di notti in studio e chilometri di tour.

Perché tenerlo d'occhio

Pernice non è un "emergente" anagrafico, ma lo è artisticamente in questa nuova veste solistica: l'artista che decide di firmarsi con nome e cognome, mettendo al centro la canzone. Il seguito costruito all'estero tra indie radio e addetti ai lavori non è casuale: c'è una coerenza interna, una maturità che il mercato italiano fatica a intercettare ma che, una volta scoperta, fidelizza. Il prossimo EP — si sussurra in uscita entro l'anno — sarà il banco di prova definitivo. Intanto, "Turn off the tv" gira in cuffia: spegnete la tv, alzate il volume.

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