Verona ha una nuova cantautrice da tenere sotto i riflettori. Si chiama Marialuna, e il suo percorso racconta già molto della sua cifra stilistica: una formazione classica al Conservatorio "Francesco Venezze" di Rovigo, gli anni al Liceo Scientifico "G. Marconi" di Pesaro, e oggi la guida della Marialuna LUX BAND, ensemble che trasforma le sue canzoni in piccole suite da camera pop.
Il suono: pop d'autore con architettura classica
Il suo pop non è mai banale. C'è una scrittura armonica ricercata, un'attenzione agli arrangiamenti che tradisce la scuola conservatoriale, ma anche un'urgenza espressiva tutta contemporanea. La voce — timbro caldo, duttile, capace di sussurri e aperture liriche — si muove su tappeti sonori dove pianoforte, archi e synth analogici dialogano senza gerarchie. Pensate a un incrocio tra la raffinatezza di Carmen Consoli prima maniera, la tensione drammatica di Diodato e la cura per il dettaglio timbrico di Giovanni Truppi.
Perché tenerla d'occhio
Marialuna possiede quella rara combinazione di tecnica e istinto che distingue le meteore dagli artisti destinati a durare. La LUX BAND le garantisce una dimensione live già matura, capace di reggere palchi importanti senza ricorrere a basi preregistrate. Il background accademico non è un peso, ma una cassetta degli attrezzi che le permette di riscrivere le regole del pop italiano dall'interno. Se "Amore a metà" è il biglietto da visita, l'album in lavorazione — anticipato da session in studio che lasciano intraprendere derive elettroniche e momenti di pura canzone d'autore — potrebbe essere una delle sorprese dell'anno.
