C'è un momento preciso in cui una popstar smette di essere una ragazza che prova costumi diversi e diventa una diva. Accade quando smette di chiedere permesso. Con Bass Persuades, il suo decimo album in studio, Miley Cyrus varca quella soglia senza fare rumore: nove tracce, un remix, meno di quaranta minuti. Niente prologhi, niente epiloghi. Solo canzoni.
Il titolo del progetto — e il fatto che per la prima volta compaia solo come Miley, senza il cognome — non è un vezzo grafico. È la firma di un'artista che ha attraversato il country, lo scandalo Bangerz, il flirt con l'hip-hop, la svolta rock, la deriva psichedelica di Something Beautiful (2024) e ora approda all'Atlantic con la leggerezza di chi non deve più dimostrare nulla a nessuno.
Il suono è dichiaratamente da pista: synth che pulsano, bassi che dettano legge, ritornelli che non chiedono di essere capiti ma solo ballati. Redlights brilla di una solarità à la ABBA, Different Religion affonda in un groove industriale sporco e sexy, mentre Neon Signs — con Andrew Wyatt dei Miike Snow alle backing vocals — scivola in un duetto sussurrato che sfiora l'esplicito. La voce di Cyrus, quel graffio inconfondibile, galleggia su tutto con una sicurezza disarmante: non interpreta, è.
Non tutto funziona alla perfezione. La title track vorrebbe essere un manifesto generazionale — «molla il telefono e balla» — ma manca sia della rabbia di Satisfaction che dell'urgenza comunitaria di un inno da arena alla Gloria Estefan. Let's Get Married, dedica sognante al fidanzato e collaboratore Maxx Morando, è gradevole dream-pop destinato a finire in loop su TikTok come No One Noticed delle The Marías: bella, innocua, forse troppo.
Ma sono i margini a rendere Bass Persuades interessante: l'eccentricità che non si nasconde, la produzione che respira, la sensazione che Cyrus stia finalmente scrivendo la sua mitologia personale senza guardare gli specchi. C'è di Debbie Harry nell'atteggiamento, di Madonna nella consapevolezza del potere, di Dolly Parton — sua madrina — nella capacità di raccontare storie grandi con parole piccole.
Non è un album perfetto. È qualcosa di più raro: un album vero. Miley non spiega più. Finalmente.
— Sara Bianchi
