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Modena, la piazza che si accende: quando il patrimonio smette di essere museo e torna a essere rito

EDITORIALE

Modena, la piazza che si accende: quando il patrimonio smette di essere museo e torna a essere rito

Dal 1° ottobre Piazza Grande si accende di proiezioni, concerti e narrazioni per celebrare il riconoscimento UNESCO. Una festa che profuma di rinascita, ma che impone una riflessione: la valorizzazione del patrimonio non può ridursi a coreografia notturna. Serve una cura quotidiana, non solo eventistica.

La piazza come altare, non come vetrina

C'è qualcosa di antico, quasi sacrale, nel vedere una piazza medievale tornare a pulsare di voci, luci, musiche. Piazza Grande a Modena - cuore del sito UNESCO che include Duomo, Ghirlandina e Palazzo Comunale - non è un fondale teatrale: è lo spazio dove la comunità si riconosce, si misura, si racconta. Il programma di "Patrimonio Mondiale in Festa", con le sue proiezioni architetturali, i concerti diffusi e i racconti storici, ha il merito di restituire alla piazza la sua funzione originaria: luogo di rito collettivo, non di passaggio distratto.

Il pericolo della "festa a tempo determinato"

Tuttavia, non si può ignorare l'ombra che accompagna ogni grande evento culturale a scadenza. L'entusiasmo dei primi giorni di ottobre rischia di dissolversi il 31, lasciando la piazza al suo destino ordinario: traffico, dehor, indifferenza. La valorizzazione del patrimonio non può essere un fuoco d'artificio annuale. Richiede manutenzione, programmazione continua, coinvolgimento delle associazioni locali, delle scuole, degli artigiani. Altrimenti il riconoscimento UNESCO diventa solo un marchio da esibire sui depliant turistici, mentre il tessuto vivo della città si sfalda.

Luce e suono: linguaggi universali, ma non neutri

Le proiezioni luminose sulla facciata del Duomo e le musiche che attraverseranno la piazza sono linguaggi potenti. Parlano a tutti, superano le barriere linguistiche, evocano emozioni immediate. Ma proprio per questo vanno maneggiati con cura. Non basta "illuminare" la storia: bisogna interrogarla. Quali narrazioni scegliamo di proiettare? Quali voci - quelle delle minoranze, dei migranti, delle periferie - trovano spazio nel racconto ufficiale? La festa diventa significativa solo se osa essere inclusiva, se usa la luce per rivelare anche le zone d'ombra.

Modena non è una cartolina

Modena ha una tradizione culturale profonda: dalla scuola musicale di Luciano Pavarotti all'editoria indipendente, dall'impegno civile alle avanguardie teatrali. Questo festival può essere l'occasione per riannodare i fili, per ricordare che il patrimonio non sono le pietre, ma le relazioni che quelle pietre hanno generato e continuano a generare. Se "Patrimonio Mondiale in Festa" saprà essere non solo vetrina ma officina - se lascerà in eredità una rete di collaborazioni, un calendario diffuso, un'abitudine alla piazza - allora avrà vinto. Altrimenti sarà solo un bel ricordo da Instagram.

La vera festa del patrimonio non finisce a mezzanotte. Inizia quando le luci si spengono e la piazza resta, nuda, a chiedere cura. Modena ha gli strumenti per rispondere. Sta a noi - cittadini, amministratori, artisti - non spegnere l'attenzione insieme ai proiettori.

Marco Rota

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