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Muffasonic: il rock viscerale che mancava alla scena italiana

Muffasonic: il rock viscerale che mancava alla scena italiana

C'è un suono che esce dai muri umidi dei rehearsal space di Roma Nord, dove l'umidità si mischia all'odore di amplificatori valvolari e birra economica. Si chiama Muffasonic ed è la scoperta che la penisola stava aspettando senza saperlo: un power-trio che maneggia il rock pesante con la delicatezza di un chirurgo e la brutalità di un demolitore.

Chi sono i Muffasonic

Formazione classica — chitarra, basso, batteria — ma chimica atipica. Luca "Muffa" Moretti (voce e chitarra), Giulia Venti al basso e Marco "Dino" Dinelli alla batteria si conoscono dai banchi del Dams, ma la band nasce davvero nei sotterranei dell'Init e dell'Auditorium, tra una data da spalla per i Verdena e notti insonni a dissertare di Kyuss e Nirvana. L'esordio discografico, l'EP omonimo uscito per La Tempesta Dischi a fine 2023, ha bruciato le tappe: zero promozione, solo passaparola e date sold-out nei club da 200 persone.

Il suono: dove lo stoner incontra il grunge

Ascoltare "Catrame", il brano che apre l'EP e funge da manifesto, significa capire immediatamente la posta in gioco. Il riff iniziale — basso e chitarra in unisono, accordatura drop-C, fuzz Big Muff spinto al limite — cita i Melvins ma la melodia vocale di Moretti, nasale e sofferente, riporta dritti al Bleach dei Nirvana. La sezione ritmica non accompagna: spinge. Venti disegna linee di basso melodiche che controcantano la chitarra, Dinelli picchia come se non ci fosse un domani ma sa quando respirare. C'è spazio anche per la psichedelia: il bridge di "Catrame" si apre in un tappeto di delay e phaser che ricorda i Pink Floyd più lisergici, prima di ricollassare nel caos controllato.

Perché tenerli d'occhio (e nelle orecchie)

La scena rock italiana degli ultimi anni ha prodotto ottimi dischi ma pochi atti live capaci di trascendere la registrazione. I Muffasonic sono l'eccezione: sul palco l'EP prende un'altra dimensione, i brani si allungano in jam improvvisate che non sembrano mai autocompiacimento. Moretti è un frontman d'altri tempi: suda, urla, si getta nel pubblico, rompe corde e cambia chitarra in trenta secondi senza perdere il filo. La scrittura, poi, evita i cliché del "rock italiano": testi in italiano che non scadono nel cantautorato, metafore viscerali su alienazione urbana, relazioni tossiche, la noia della provincia. "Vetro", la traccia di chiusura, è una ballata acustica di due minuti che ti lascia con il nodo in gola — prova che sanno fare anche i conti con il silenzio.

Il 2024 li vedrà in tour nei festival estivi (Mi Ami, Rock in Roma, Home Festival) e al lavoro sul primo full-length. Se il buongiorno si vede dal mattino, i Muffasonic potrebbero essere la prossima grande cosa del rock nostrano. Quella che si ascolta a volume insostenibile, con le finestre aperte, per far sentire ai vicini che il rock non è morto — ha solo cambiato indirizzo.

Voto: 8.5/10

Laura Verdi

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